Un altro dramma si è consumato sui luoghi di lavoro, questa volta a Modugno, nella zona industriale in provincia di Bari. Un operaio di 54 anni, impiegato in un cantiere edile, ha perso la vita dopo essere precipitato da un ponteggio. La caduta, secondo le prime ricostruzioni, è avvenuta da un’altezza di almeno cinque metri. Nonostante l’immediato intervento dei soccorsi del 118, l’uomo è deceduto poco dopo l’arrivo al Policlinico di Bari, dove era stato trasportato in condizioni gravissime.
L’episodio si è verificato nella mattinata del 30 luglio, mentre erano in corso lavori di ristrutturazione. Le dinamiche dell’incidente non sono ancora del tutto chiare e saranno oggetto dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Bari. Sul posto sono giunti i carabinieri, i tecnici dello Spesal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) della ASL di Bari e il personale della Polizia locale. Il cantiere è stato posto sotto sequestro come atto dovuto, in attesa degli accertamenti giudiziari e tecnici.
La dinamica da chiarire: ipotesi su carenze di sicurezza
Secondo quanto emerso nelle prime ore successive all’incidente, la vittima – un operaio con esperienza, residente nella zona – si trovava su un’impalcatura al momento della caduta. Non è ancora chiaro se stesse effettuando manovre di carico o se fosse impegnato in altre attività operative. L’indagine dovrà accertare, tra l’altro, l’idoneità delle misure di sicurezza presenti sul ponteggio, l’eventuale utilizzo di dispositivi di protezione individuale e la conformità delle strutture alle normative in materia di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.
Gli accertamenti dovranno anche stabilire se l’operaio fosse regolarmente assunto, quale fosse la catena di subappalti eventualmente coinvolta, e se fossero stati effettuati i necessari corsi di formazione e aggiornamento per la prevenzione degli infortuni. In un contesto edilizio sempre più complesso e spesso segnato da frammentazione di responsabilità, la trasparenza delle filiere e la tracciabilità delle competenze assumono un valore cruciale.
Una strage silenziosa: i numeri dietro le statistiche
L’ennesima morte bianca si inserisce in un quadro nazionale ancora allarmante. Secondo i dati dell’Inail, nei primi sei mesi del 2025 si sono già registrati oltre 400 decessi sul lavoro in Italia, con un’incidenza particolarmente elevata nel settore delle costruzioni. Il Mezzogiorno, e la Puglia in particolare, continuano a mostrare numeri preoccupanti, spesso legati a un tessuto produttivo fatto di piccole imprese, cantieri a rotazione rapida, personale interinale e insufficienti controlli.
La cronaca restituisce quasi quotidianamente casi di cadute dall’alto, crolli, folgorazioni, incidenti con macchinari: una catena di eventi che rivela l’insufficienza, quando non l’assenza, di una cultura della sicurezza radicata e di una effettiva vigilanza sistematica. A fronte delle norme, spesso avanzate sulla carta, la realtà dei cantieri è ancora segnata da ritardi nell’adozione di dispositivi salvavita, formazione inadeguata e carenze nella pianificazione del rischio.
Le responsabilità istituzionali e la domanda inevasa di giustizia
La magistratura ora dovrà stabilire se ci siano responsabilità dirette nell’incidente di Modugno, e se possano configurarsi ipotesi di omicidio colposo o violazione delle normative sulla sicurezza del lavoro. Ma al di là del doveroso accertamento penale, resta il peso di un sistema che continua a produrre vittime.
Le reazioni sindacali non si sono fatte attendere: “È inaccettabile morire così, senza un motivo, per mancanza di protezioni basilari – afferma una nota della CGIL Puglia –. Serve un piano straordinario per la sicurezza nei cantieri, più ispettori, più controlli, più sanzioni per chi non rispetta le regole.” Analoghe le posizioni espresse da UIL e CISL, che chiedono l’incremento dei fondi per la prevenzione e una riforma strutturale del sistema ispettivo.
Un cantiere sotto sequestro e una famiglia in attesa
Intanto, il cantiere dove si è verificato l’incidente è stato sigillato dalle autorità, in attesa delle perizie tecniche e delle audizioni dei colleghi della vittima. Le attività lavorative sono sospese, e l’area è transennata. La salma dell’operaio è a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia, che dovrà confermare la causa del decesso e chiarire eventuali fattori aggravanti.
La vittima lascia la famiglia e una comunità sgomenta. Un dramma che, come spesso accade, si consuma in silenzio, lontano dai riflettori, e che solo per un giorno riesce a superare la soglia dell’indifferenza. Ma dietro ogni numero, dietro ogni incidente, c’è una persona, un lavoratore, una vita spezzata, e un sistema che troppo spesso si limita a constatare l’irrecuperabile, senza mutare la struttura che lo rende possibile.
Conclusione
L’incidente di Modugno ripropone in modo drammatico il tema, troppo spesso rimosso, della sicurezza nei luoghi di lavoro. Non bastano più la retorica del “mai più” o le commemorazioni a posteriori. Servono azioni strutturate, investimenti, responsabilità condivise tra Stato, imprese e forze sociali. Perché il diritto a tornare a casa sani e salvi dopo una giornata di lavoro non è un’utopia sindacale: è il fondamento minimo di ogni società civile.
