5 Ottobre 2026, lunedì
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Condotta e cittadinanza: la scuola cambia registro

Approvata dal Consiglio dei Ministri la riforma del voto in comportamento: dal 2025/2026 chi avrà 6 dovrà affrontare un percorso formativo. Il nuovo impianto punta a rendere il comportamento uno strumento centrale nel percorso educativo.

Con una decisione che segna una svolta significativa nella concezione del ruolo educativo della scuola, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva la riforma del voto di condotta, destinata a entrare in vigore a partire dall’anno scolastico 2025/2026. Si tratta di un provvedimento che modifica l’architettura del sistema valutativo nelle scuole secondarie, ridefinendo il peso del comportamento non più come aspetto marginale, ma come elemento cardine del percorso scolastico.

L’asse portante della riforma consiste in un innalzamento della soglia minima di condotta per l’ammissione all’anno successivo o all’esame di Stato. Il voto minimo per la promozione diventa 7. Lo studente che otterrà 6 in condotta non sarà automaticamente respinto, ma dovrà affrontare un percorso formativo integrativo, centrato su attività e riflessioni riguardanti la cittadinanza attiva. In altre parole, il comportamento scolastico non sarà più un dato puramente disciplinare, ma verrà declinato come una vera e propria competenza civica, da sviluppare e valorizzare.

Un cambio di paradigma: la condotta come leva educativa

Secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, promotore della riforma, il provvedimento nasce da un’esigenza precisa: riconnettere la scuola al proprio compito formativo integrale, dove le conoscenze non siano slegate dai comportamenti, e il sapere proceda di pari passo con il saper essere.

“La scuola – ha dichiarato Valditara – non può limitarsi a trasmettere nozioni. Deve formare cittadini consapevoli, rispettosi delle regole, capaci di stare nel mondo in modo responsabile. E il comportamento è una componente essenziale di questa formazione.” Da qui la volontà di valorizzare il voto di condotta come strumento di responsabilizzazione, e non come una semplice nota a margine del profitto.

Il ministro ha anche precisato che il nuovo sistema non ha finalità punitive, ma educative. Lo studente che riceverà un 6 in condotta sarà infatti indirizzato verso un percorso di recupero personalizzato, che includerà la redazione di un elaborato su temi di cittadinanza, scelti in relazione al comportamento che ha portato al voto basso. L’intento è quello di far maturare una consapevolezza critica delle proprie azioni, legandole ai principi costituzionali, al rispetto delle regole comuni e alla convivenza civile.

Un comportamento osservato tutto l’anno

Uno degli aspetti innovativi della riforma riguarda la modalità di valutazione del comportamento. Il giudizio in condotta non sarà più il riflesso di episodi isolati, ma il frutto di un monitoraggio continuo durante l’intero anno scolastico. Saranno presi in considerazione non solo episodi di indisciplina o atti gravi, ma anche l’atteggiamento generale dello studente nei confronti di docenti, compagni e ambiente scolastico.

Questo orientamento segue la logica già adottata da molte scuole nel campo dell’educazione civica, introdotta come disciplina trasversale a partire dal 2020. Con la nuova riforma, il comportamento diventa il termometro del livello di maturazione dello studente come cittadino, non solo come alunno.

Il quadro normativo: condotta e cittadinanza

Il provvedimento, che modifica il quadro normativo attualmente vigente, si inserisce all’interno di un più ampio disegno di riforma del sistema scolastico voluto dal governo, in particolare per contrastare i fenomeni di bullismo, vandalismo, scarso rispetto dell’autorità scolastica e della convivenza democratica.

Va ricordato che il voto in condotta è già oggi rilevante: un 5 in comportamento comporta automaticamente la non ammissione alla classe successiva. La novità è che la soglia minima di “normalità” viene portata da 6 a 7, collocando il voto 6 in una zona di attenzione che impone un impegno supplementare.

In questo contesto, il “compito di cittadinanza” assume un valore simbolico e pratico allo stesso tempo: rappresenta la volontà di trasformare un’insufficienza comportamentale in un’occasione di crescita. Non più solo una sanzione, ma una proposta formativa strutturata, che potrà variare in base al tipo di infrazione e alle caratteristiche dello studente.

Prime reazioni e prospettive

La riforma ha suscitato le prime reazioni da parte delle associazioni studentesche e dei sindacati della scuola. Se da una parte viene riconosciuta l’esigenza di affrontare con maggiore serietà il tema del comportamento, dall’altra si sollevano dubbi sull’applicabilità omogenea delle nuove disposizioni, specie in contesti scolastici dove mancano risorse per un’adeguata personalizzazione dei percorsi di recupero.

Alcuni insegnanti segnalano il rischio che, in assenza di una formazione mirata per i docenti e di un supporto organizzativo concreto, il voto in condotta possa diventare oggetto di discrezionalità o tensioni con le famiglie. Altri pongono l’accento sul fatto che la cittadinanza attiva non si improvvisa, ma richiede progetti pedagogici coerenti, inseriti stabilmente nel curriculum scolastico.

Un nuovo patto educativo

In definitiva, la riforma del voto in comportamento rappresenta un tentativo ambizioso di ricostruire un patto educativo tra scuola, studenti e società. Un patto che si fonda sull’idea che educare non significhi soltanto istruire, ma accompagnare gli studenti nella costruzione della propria identità etica e civica.

Se ben attuata, la misura potrà contribuire a dare maggiore coerenza al sistema scolastico, riaffermando la centralità di una formazione integrale della persona, capace di coniugare conoscenze, competenze e valori.

La sfida ora si sposta sul piano dell’attuazione concreta: affinché l’innalzamento della soglia in condotta non diventi solo una stretta burocratica, ma un’occasione reale di cambiamento culturale. Una scuola che educa al rispetto, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva è una scuola che prepara davvero al futuro.

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