6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaVal di Susa, nuova escalation No Tav: scontri sull’autostrada e attacco ai...

Val di Susa, nuova escalation No Tav: scontri sull’autostrada e attacco ai cantieri

Dalla Torino-Bardonecchia a Chiomonte, centinaia di attivisti in piazza contro l’Alta velocità. Piantedosi: “Non è dissenso, è guerriglia urbana”. Salvini: “Servono misure per fermare i violenti”.

Ancora tensione in Val di Susa, dove la protesta contro il progetto dell’Alta velocità Torino-Lione ha conosciuto nelle ultime ore un nuovo picco di radicalità. Un centinaio di manifestanti del movimento No Tav ha occupato un tratto dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, nei pressi del cantiere dell’autoporto di San Didero, interrompendo la circolazione e scatenando scontri con le forze dell’ordine. La dinamica degli eventi non lascia dubbi: il corteo si è trasformato in una vera e propria azione di attacco, con lanci di pietre, bombe carta e incendi di materiale vario.

L’episodio, duramente condannato dal governo, ha suscitato la reazione immediata del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha parlato senza esitazioni di “guerriglia urbana”. “Non si tratta più di dissenso legittimo, ma dell’espressione violenta di un estremismo ideologico organizzato, che sfrutta il pretesto della mobilitazione per colpire lo Stato, le sue infrastrutture e chi le difende”, ha dichiarato il ministro, criticando anche coloro che, in sede politica e mediatica, avevano messo in discussione il recente decreto sicurezza.

Alla condanna si è unito anche il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che ha definito i manifestanti “malviventi” e ha invocato misure restrittive nei loro confronti. “Lunedì sarò in Val di Susa per portare la mia solidarietà alle forze dell’ordine. Chi agisce con questa violenza deve essere reso inoffensivo”, ha affermato, sottolineando la necessità di difendere il lavoro degli operatori impegnati nei cantieri e il principio della legalità.

Non si è trattato di un episodio isolato. Dopo l’azione a San Didero, un nuovo fronte si è aperto a Chiomonte, altro sito simbolico del cantiere Tav, già teatro di scontri in passato. Anche qui, secondo fonti delle forze dell’ordine, sono stati lanciati oggetti esplosivi e pietre contro i presidi di sicurezza.

Il ritorno della tensione nelle valli piemontesi riapre un fronte che negli ultimi anni sembrava essersi attenuato, almeno nei toni e nelle modalità della protesta. L’opposizione all’opera — che resta al centro di un acceso dibattito tra visioni ambientaliste, esigenze territoriali e strategie infrastrutturali nazionali — torna dunque ad assumere i tratti di un conflitto acceso, in cui il confine tra manifestazione e violenza appare sempre più labile.

La reazione dello Stato, annunciata come ferma e determinata, si scontra però con una realtà più complessa: da un lato il bisogno di tutelare l’ordine pubblico e garantire la prosecuzione di un progetto ritenuto strategico per l’interconnessione europea; dall’altro, la sfida di comprendere le ragioni profonde del dissenso, che nei territori coinvolti continua ad alimentare una radicalizzazione difficilmente riconducibile a logiche esclusivamente di ordine pubblico.

In questo contesto, il rischio è che il confronto degeneri ulteriormente, lasciando sul campo solo contrapposizioni e silenzi. Servirebbe, forse, un salto di qualità nel linguaggio e nella gestione del conflitto, che sappia distinguere tra la protesta legittima — per quanto dura — e la violenza organizzata, tra il dissenso civile e l’azione eversiva. Perché ridurre tutto a un problema di ordine pubblico rischia, nel lungo termine, di lasciare irrisolto proprio ciò che più andrebbe affrontato: il senso politico e civile di una frattura mai veramente ricomposta.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti