Washington–Bruxelles: equilibrio precario tra diplomazia e interessi economici. Le parole di Donald Trump, che ipotizza “una possibilità al 50%” di raggiungere un accordo commerciale con l’Unione Europea, suonano come un’apertura, ma restano segnate da incertezza strategica. Il presidente americano, in una dichiarazione a margine delle trattative, ha definito i negoziati con l’Europa “in corso e promettenti”, mentre ha riservato toni ben più severi nei confronti del Canada, evocando la concreta possibilità di un fallimento del dialogo bilaterale.
Un nuovo fronte nei rapporti transatlantici
In discussione ci sono le tariffe sulle importazioni europee verso gli Stati Uniti, un tema tornato al centro delle tensioni geopolitiche dopo che l’amministrazione Trump ha ipotizzato l’introduzione di dazi del 15% su una vasta gamma di beni provenienti dal Vecchio Continente. L’Unione Europea si è detta disponibile a discutere una base comune per le tariffe, ma non accetterebbe un’imposizione unilaterale da parte americana. In caso di stallo, si prospetta una guerra commerciale su vasta scala, destinata ad avere ripercussioni profonde sugli equilibri economici globali.
Secondo una stima del Centro Studi di Unimpresa, l’impatto sull’economia italiana, in uno scenario di dazi generalizzati al 15%, potrebbe aggirarsi attorno ai 10 miliardi di euro. L’Italia, da sempre esportatrice netta verso gli Stati Uniti in settori strategici – agroalimentare, meccanica di precisione, moda – sarebbe tra i Paesi europei più esposti.
Dialogo con Bruxelles, rottura con Ottawa
A differenza del cauto ottimismo riservato ai colloqui con Bruxelles, Trump ha espresso scetticismo nei confronti del Canada, storico partner commerciale degli Stati Uniti nel quadro del NAFTA (poi USMCA). “Non è detto che si raggiunga un’intesa – ha dichiarato – potremmo procedere con tariffe unilaterali”. Parole che lasciano intendere un irrigidimento della linea americana, proprio nel momento in cui Washington sembrava pronta a costruire una rete di alleanze economiche alternative a Pechino.
Questa divergenza tra Unione Europea e Canada mostra un doppio binario strategico dell’amministrazione statunitense: da un lato, il tentativo di ricucire i rapporti con Bruxelles per contenere la dipendenza cinese e rilanciare l’export; dall’altro, la volontà di esercitare pressione su Ottawa, nel tentativo di ribilanciare il deficit commerciale.
Epstein: Trump nega ogni legame
Infine, Trump è tornato a commentare il caso Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense morto in carcere nel 2019 mentre era in attesa di processo per accuse di sfruttamento sessuale e traffico di minori. Il nome di Trump – come quello di altri leader internazionali e figure di spicco della finanza – è comparso nei mesi scorsi nelle indagini per le relazioni che Epstein avrebbe avuto nel corso degli anni.
“Non ho nulla a che fare con lui, non sono mai stato sulla sua isola”, ha dichiarato il presidente, smentendo qualsiasi coinvolgimento personale o politico nella vicenda. Le parole di Trump sembrano rispondere in modo diretto a una narrativa mediatica che continua a sollevare interrogativi sul legame tra potere e impunità, soprattutto in vista della campagna presidenziale in cui la trasparenza personale è destinata a diventare ancora una volta un nodo politico.
Un equilibrio tra economia e politica
La linea dell’amministrazione americana si muove, come spesso accaduto sotto la presidenza Trump, sul crinale tra rottura e negoziato, tra dichiarazioni bellicose e aperture strategiche. La possibilità di evitare uno scontro commerciale con l’Unione Europea, pur con tutte le incognite, rappresenta un’occasione per ricostruire un fragile multilateralismo economico in un momento segnato dalla competizione globale, dall’instabilità geopolitica e da un crescente protezionismo.
Nel frattempo, l’Italia e l’Europa restano in attesa: l’eventuale imposizione di dazi avrebbe effetti diretti sulla struttura del commercio estero e sui bilanci delle imprese esportatrici. La diplomazia comunitaria è ora chiamata a dimostrare se, nella stagione delle instabilità, saprà giocare un ruolo autonomo e credibile nella governance economica mondiale.