6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza sotto assedio, la foto del piccolo Muhammad scuote anche la Gran Bretagna

Il volto della crisi umanitaria nella Striscia finisce in prima pagina sul Daily Express. Meloni parla di situazione drammatica, ma i rapporti con Israele non cambiano. E mentre si immagina una Gaza futuristica, il presente resta segnato da fame, macerie e morte.

Un bambino palestinese, ridotto alla pelle e alle ossa. Un corpo che sembra uno scheletro. Si chiama Muhammad Zakariya Ayyoub al-Matouq, ha pochi anni e oggi il suo volto rappresenta il simbolo della disperazione che attraversa la Striscia di Gaza. La sua immagine ha superato ogni filtro e ogni retorica, conquistando persino la prima pagina del tabloid conservatore britannico Daily Express, con un titolo che non lascia spazio a interpretazioni: Per l’amor del cielo, fermate questo ora.

Non si tratta di una reazione isolata della stampa progressista, ma di un allarme che attraversa anche ambienti insospettabili della destra internazionale. Il Regno Unito è uno dei paesi in cui l’indignazione cresce e si allarga, superando le barriere ideologiche, mentre la tragedia umanitaria a Gaza continua ad aggravarsi giorno dopo giorno.

Anche dall’Italia arriva un segnale. Durante una conferenza stampa con il presidente algerino Tebboune, Giorgia Meloni ha definito drammatica la situazione nella Striscia, aggiungendo che nessuna azione militare può giustificare gli attacchi ai civili. Parole forti, che però sembrano stonare con l’atteggiamento pragmatico del governo italiano, il quale continua a mantenere rapporti diplomatici e commerciali regolari con Israele, senza segnali di cambiamento.

L’ambiguità resta evidente: condanne formali da un lato, accordi economici e silenzi politici dall’altro. L’Italia, come altri paesi europei, appare ferma in una posizione di equilibri calcolati, che non prevede né sanzioni né rotture. In questo contesto, la dichiarazione della presidente del Consiglio finisce per sembrare più un gesto simbolico che un atto di reale discontinuità.

A far discutere, intanto, è anche il video diffuso dalla ministra israeliana dell’innovazione, Gila Gamliel, in cui si immagina la Gaza del futuro. Non più un territorio devastato, ma una sorta di Las Vegas sul Mediterraneo: spiagge cristalline, yacht, resort di lusso, locali notturni, grattacieli avveniristici. Al centro, addirittura, una Trump Tower. Un sogno patinato che appare completamente scollegato dalla realtà attuale, in cui acqua, cibo e assistenza medica scarseggiano drammaticamente.

Sul tema è intervenuto anche Papa Leone Quattordicesimo, dichiarando che andrebbe volentieri a Gaza, pur precisando che non è necessariamente quella la formula per la pace. Un’affermazione che, nella sua ambiguità, conferma la difficoltà dell’intera comunità internazionale a proporre soluzioni credibili e condivise per un conflitto che continua a mietere vittime innocenti.

Intanto, l’emergenza umanitaria resta. Mentre si progetta una Gaza dei sogni, quella reale si svuota di vita. E il piccolo Muhammad, ormai immagine simbolo di una catastrofe, ci ricorda che a essere sconfitta, ancora una volta, è l’infanzia. E con essa, l’umanità stessa.

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