Striscia di Gaza – Una nuova ondata di violenza si è abbattuta oggi sulla popolazione palestinese. Dall’alba, almeno 35 persone hanno perso la vita nei raid aerei israeliani sulla Striscia. A riferirlo è l’agenzia palestinese Wafa, secondo cui tra le vittime si contano sette civili colpiti mentre attendevano l’arrivo di aiuti umanitari nei pressi del corridoio di Netzarim, uno dei pochi varchi ancora attivi per l’ingresso di generi di prima necessità.
Il quadro è aggravato da una crisi umanitaria sempre più drammatica. Secondo fonti sanitarie locali, sono saliti a 25 i decessi legati alla fame da domenica scorsa, tra cui diversi bambini. Le ultime vittime sono un bambino di Khan Younis, nel sud della Striscia, e un neonato di appena 40 giorni morto nel nord del territorio, dove gli approvvigionamenti di cibo e acqua sono ormai quasi del tutto assenti.
La denuncia arriva mentre la comunità internazionale continua a faticare nel trovare soluzioni efficaci e immediate. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha lanciato un accorato appello:
“Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, è una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo causa un danno profondo”.
Pizzaballa ha raccontato di aver visto “uomini resistere per ore sotto il sole nella speranza di un semplice pasto”, definendo questa realtà “un’umiliazione moralmente inaccettabile e ingiustificabile”. E ha concluso con parole che suonano come un monito:
“Oggi alziamo la voce in un appello ai leader di questa regione e del mondo: non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta”.
Intanto, l’Iran ha diffuso un bilancio che dà la misura della devastazione in atto: 1.062 vittime dall’inizio di quella che definisce la “guerra dei 12 giorni”, tra cui 38 bambini. Numeri destinati a salire, mentre Gaza resta schiacciata tra bombe e fame, in un assedio che sembra non conoscere tregua.
