5 Ottobre 2026, lunedì
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Lavoro e coerenza: “Meloni ritiri l’emendamento Pogliese o è solo ipocrisia”

Marica Cecilia Guerra (Pd) attacca il governo: “Si parla di dialogo sociale e intanto si colpiscono i diritti dei lavoratori con un blitz parlamentare. Un atto arrogante, fuori luogo e fuori tema.”

Un richiamo alla coerenza, un’accusa di ipocrisia e una richiesta netta: ritirare l’emendamento Pogliese dal decreto Ilva. A lanciare l’affondo è Marica Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che in una nota punta il dito contro quella che definisce “una forzatura grave e inaccettabile” nei confronti dei diritti dei lavoratori.

L’emendamento, presentato dal senatore Salvo Pogliese di Fratelli d’Italia come relatore del provvedimento, è finito al centro di un acceso scontro politico. Secondo Guerra, il testo tenta una revisione unilaterale e repentina di anni di giurisprudenza della Cassazione in materia di lavoro, andando a restringere la possibilità, per i lavoratori, di ottenere risarcimenti per retribuzioni non adeguate o non corrisposte.

“Come si concilia questo blitz con le parole della presidente Meloni?”, chiede Guerra, ricordando che solo pochi giorni fa, dal palco del Congresso della Cisl, la premier aveva rivendicato la centralità del dialogo con i lavoratori e si era detta pronta ad accogliere il “Patto di responsabilità” proposto dal sindacato. “Parole che oggi suonano vuote – prosegue – se a pochi giorni di distanza il suo partito tenta un colpo di mano che calpesta ogni confronto, ogni trasparenza, ogni rispetto delle istituzioni”.

Un colpo fuori tema e fuori sede

L’accusa non si limita al merito del provvedimento, ma si estende anche al metodo. L’emendamento è stato inserito nel decreto Ilva, un testo che si occupa di tutt’altro, senza alcuna connessione con il diritto del lavoro. “Una forzatura procedurale – sottolinea Guerra – che scavalca la commissione parlamentare competente, impedisce l’audizione di esperti e parti sociali, e riduce il dibattito a una formalità, negando al Parlamento il suo ruolo”.

Al centro della polemica, una norma che ridisegna i contorni del diritto al risarcimento: secondo quanto trapelato, l’emendamento Pogliese ridurrebbe drasticamente i margini per i lavoratori di far valere le proprie ragioni in caso di retribuzioni inadeguate. “Anche di fronte a una sentenza che attesta salari da fame – accusa Guerra – verrebbe meno la possibilità di ottenere giustizia. Un colpo durissimo ai più fragili”.

“Meloni dimostri coerenza, altrimenti è solo propaganda”

Il messaggio al governo è chiaro: se davvero Meloni crede nel dialogo sociale, lo dimostri con i fatti, ritirando il testo contestato e aprendo un confronto trasparente con le parti sociali e con il Parlamento. “Altrimenti – conclude Guerra – le sue parole restano vuota propaganda. E il tanto sbandierato confronto non è che un paravento per scelte unilaterali, imposte con arroganza e senza rispetto”.

La questione si candida a diventare un nodo politico caldo, non solo per i contenuti della norma ma anche per la sua modalità di introduzione, che riaccende il dibattito sulle prassi parlamentari e sulla legittimità dei cosiddetti “emendamenti fuori tema” all’interno dei decreti-legge. Una tensione che rischia di far deragliare il confronto proprio su un terreno, quello del lavoro, che il governo ha dichiarato prioritario.

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