6 Ottobre 2026, martedì
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Alligator Alcatraz, il carcere tra le paludi: due italiani detenuti nel centro migranti della Florida

Un 45enne siciliano e un 63enne argentino-italiano si trovano reclusi in una struttura ICE nel cuore delle Everglades. Uno è stato condannato per reati penali, l’altro è finito in cella per overstay. Entrambi attendono l’espulsione. Il consolato segue da vicino i casi.

Nel cuore umido e inospitale delle Everglades, tra coccodrilli, recinzioni e torrette di sorveglianza, sorge un centro di detenzione per migranti che i media locali hanno ribattezzato con un soprannome evocativo e inquietante: Alligator Alcatraz. Ufficialmente noto come struttura ICE-ERO (Enforcement and Removal Operations), questo luogo ha recentemente attratto l’attenzione della stampa internazionale per la presenza di due cittadini italiani detenuti in attesa di espulsione dagli Stati Uniti.

I due connazionali sono Gaetano Cateno Mirabella Costa, 45 anni, nato a Taormina, e Fernando Eduardo Artese, 63 anni, nato a Buenos Aires ma con cittadinanza italiana e argentina. Entrambi sono in attesa di rimpatrio, ma le loro storie, pur convergendo nello stesso luogo di detenzione, si snodano lungo percorsi molto differenti.

Chi sono i due italiani

Mirabella Costa è stato arrestato il 3 gennaio 2025 nella Contea di Marion, Florida, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti senza prescrizione medica, aggressione e violenza nei confronti di una persona ultrasessantacinquenne. Dopo un processo durato quattro mesi, è stato condannato a sei mesi di detenzione, al termine dei quali è scattato il provvedimento di deportazione per violazione delle norme migratorie. Il 9 luglio scorso, è stato trasferito ad Alligator Alcatraz per l’ultima fase della sua permanenza negli Stati Uniti: l’espulsione.

Più recente, ma non meno complicata, è la vicenda di Fernando Eduardo Artese, residente a Las Palmas de Gran Canaria, sposato e padre di due figli. Iscritto all’AIRE presso il vice consolato di Arona, Artese è stato arrestato a giugno 2025 durante un controllo stradale: alla guida di un veicolo commerciale, è emerso che stava lavorando nonostante fosse entrato negli Stati Uniti con un semplice permesso turistico ESTA, scaduto da tempo. Il reato, in questo caso, è quello noto come overstay, una delle principali cause di detenzione per immigrati irregolari negli USA. Dopo una breve permanenza nel centro Border Patrol di Riviera Beach, è stato anch’egli trasferito ad Alligator Alcatraz il 3 luglio.

Una struttura sotto accusa

Alligator Alcatraz non è una prigione nel senso classico del termine. È piuttosto un campo di detenzione a cielo aperto, sorvegliato e isolato, nel cuore di una delle zone più selvagge della Florida. Il Miami Herald e il Tampa Bay Times, che il 13 luglio 2025 hanno pubblicato un lungo dossier sul centro, parlano di 747 detenuti, in maggioranza migranti in attesa di deportazione, come Artese e Mirabella Costa.

Il soprannome “Alligator Alcatraz” sembra nato tanto per la posizione geografica – in piena zona paludosa, habitat naturale degli alligatori – quanto per l’intenzione (secondo alcune fonti critiche) di scoraggiare l’immigrazione irregolare attraverso condizioni di detenzione difficili e isolamento estremo.

Le autorità statunitensi affidano la gestione di questa struttura a una divisione dell’ICE-ERO, con cui, stando a fonti diplomatiche italiane, non è semplice stabilire un’interlocuzione chiara e diretta. Il carcere è al centro di numerose polemiche legate alla trasparenza, alle condizioni igienico-sanitarie e alla difficoltà di accesso da parte di legali e familiari.

L’intervento delle autorità italiane

La Farnesina non è rimasta indifferente. Il Consolato Generale d’Italia a Miami e l’Ambasciata a Washington DC stanno seguendo “con la massima attenzione” entrambi i casi. I familiari sono in contatto costante con le autorità diplomatiche, che si interfacciano regolarmente con l’Immigration and Customs Enforcement per monitorare le condizioni di salute dei detenuti e cercare di ottenere informazioni certe sulle tempistiche dei rimpatri.

Nel caso di Artese, si segnala anche il coinvolgimento del Consolato Generale argentino a Miami, data la doppia cittadinanza dell’uomo.

Una detenzione simbolo della nuova politica migratoria

Alligator Alcatraz non è semplicemente una prigione: è diventato, per molti osservatori, il simbolo di una linea dura sull’immigrazione, in particolare nei confronti di chi viola anche temporaneamente i termini del proprio permesso di soggiorno. I casi di Mirabella Costa e Artese – pur diversi per gravità – mostrano come la macchina delle espulsioni statunitense sia divenuta negli ultimi anni più rapida, meno trasparente e più severa.

Mentre le famiglie attendono risposte e i diplomatici lavorano a stretto contatto con le autorità americane, l’ombra di Alligator Alcatraz continua a incombere come monito per chi sogna l’America, ma arriva senza tutti i documenti in regola.

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