25 Settembre 2026, venerdì
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Salvini all’attacco dell’Ue sul caso Unicredit-Bpm: “Non rompano le scatole all’Italia”

Dubbi della Commissione europea sull’uso del Golden Power nell’acquisizione di Bpm da parte di Unicredit. Palazzo Chigi cerca il dialogo, ma il vicepremier sbotta contro Bruxelles

“Penso che l’Unione Europea abbia cose più importanti di cui occuparsi, invece di rompere le scatole al governo italiano.” La frase, secca e provocatoria, porta la firma di Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha scelto parole nette per commentare la lettera inviata dalla Commissione europea a Palazzo Chigi, in cui Bruxelles solleva dubbi sull’uso del Golden Power da parte dell’esecutivo nell’ambito dell’acquisizione di Banca Popolare di Milano da parte di Unicredit.

Il provvedimento, varato lo scorso 18 aprile dalla Presidenza del Consiglio, imponeva una serie di obblighi e condizioni per completare l’operazione. Secondo Bruxelles, però, quelle misure “potrebbero costituire una violazione dell’articolo 21 del regolamento Ue sulle concentrazioni e di altre disposizioni del diritto dell’Unione”. In altre parole: il governo italiano potrebbe aver esagerato, limitando in modo improprio la libertà di circolazione dei capitali e la logica di mercato all’interno dell’Unione.

Ma a Salvini poco importa dei rilievi formali. Il suo intervento, al solito diretto, è un attacco frontale alle istituzioni comunitarie, accusate di interferenze eccessive e di scarso senso della realtà. “Ci sono guerre, crisi economiche, agricoltori in difficoltà e l’Europa si preoccupa delle banche italiane?”, ha aggiunto il leader leghista, lasciando intendere che dietro il richiamo di Bruxelles si nasconda un accanimento burocratico più che una reale questione di diritto.

Di tenore decisamente più istituzionale è stata la replica di Palazzo Chigi, che ha confermato l’arrivo della lettera da parte della Commissione e ha ribadito “la disponibilità del governo a fornire tutti i chiarimenti richiesti, con spirito costruttivo e collaborativo”. La linea ufficiale dell’esecutivo, dunque, è quella del dialogo, nel tentativo di evitare l’apertura di un contenzioso formale.

L’operazione Unicredit-Bpm, che ha un peso strategico rilevante nel sistema bancario italiano, è osservata con attenzione anche dai mercati. L’integrazione tra i due gruppi, se completata, darebbe vita a un polo creditizio in grado di rafforzare la posizione di Unicredit nel panorama nazionale, avvicinandola ulteriormente al colosso Intesa Sanpaolo.

Proprio la rilevanza sistemica dell’operazione ha spinto il governo a ricorrere al Golden Power, lo strumento che consente allo Stato di porre condizioni o bloccare operazioni societarie considerate sensibili per la sicurezza o l’interesse nazionale. È la stessa linea già adottata in altri dossier, come quello delle telecomunicazioni e dell’energia. Ma Bruxelles, negli ultimi anni, ha più volte espresso preoccupazioni sull’uso estensivo di questo strumento, temendo che possa diventare un ostacolo alla libera concorrenza nel mercato unico.

Il caso Unicredit-Bpm rischia ora di diventare un terreno di scontro politico e istituzionale. Da una parte, un governo deciso a tutelare gli interessi strategici del Paese, anche a costo di sfidare i vincoli europei; dall’altra, una Commissione che richiama l’Italia al rispetto delle regole comuni. E in mezzo, la voce di Matteo Salvini, che trasforma un tecnicismo giuridico in un atto di accusa contro Bruxelles: “Non accettiamo lezioni da chi ha dimostrato in più occasioni di essere lontano dalla realtà. Difendiamo le nostre imprese, le nostre banche e la nostra sovranità”.

Il tono è quello della battaglia politica, più che della diplomazia economica. Ma il nodo resta tutto da sciogliere sul piano giuridico. I prossimi passaggi dipenderanno anche dalla qualità dei chiarimenti forniti dal governo e dalla disponibilità della Commissione a valutare il caso senza forzature ideologiche. Resta il fatto che, in piena estate, un’operazione finanziaria si è trasformata in un nuovo capitolo del braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. E con Salvini sul fronte del fuoco, la polemica è destinata a non spegnersi presto.

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