8 Agosto 2026, sabato
HomeItaliaCaporalato nell’alta moda: “Dietro le griffe del lusso, lavoratori sfruttati come nei...

Caporalato nell’alta moda: “Dietro le griffe del lusso, lavoratori sfruttati come nei campi”

L’intervento del senatore Ruotolo (PD) dopo l’inchiesta della Procura di Milano: “Non solo agricoltura e cantieri, anche il Made in Italy ha il suo lato oscuro. Servono controlli serrati e filiere trasparenti”

Quando si parla di caporalato, l’immaginario collettivo si ferma spesso alle distese assolate delle campagne del Sud, alle baraccopoli dei braccianti, ai cantieri edili dove si lavora senza tutele. Ma l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano scuote queste convinzioni e spalanca le porte su un mondo che sembrava immune a certe logiche: l’alta moda, l’eccellenza celebrata del Made in Italy.

È in questo contesto che interviene il senatore Sandro Ruotolo (Partito Democratico), lanciando un monito preciso: “Quando si parla di sfruttamento del lavoro, non si può più pensare solo ai campi o ai cantieri”. L’indagine milanese, infatti, ha messo in luce un sistema di produzione opaco e iniquo, in cui dietro capi venduti a prezzi esorbitanti – giacche griffate Loro Piana, tra i 1.000 e i 3.000 euro l’una – si celano condizioni di lavoro al limite della legalità, definite dagli stessi giudici “degradanti e pericolose”.

Secondo quanto emerso, l’azienda – parte del colosso francese LVMH, guidato dalla famiglia Arnault – si affida a fornitori italiani per la realizzazione di alcuni capi. Ma è proprio lì che la catena si spezza e si complica: i fornitori a loro volta subappaltano il lavoro a laboratori spesso gestiti da imprenditori cinesi, operativi senza sosta, sette giorni su sette, anche nei festivi. In questi luoghi, gli operai lavorano senza dispositivi di sicurezza, in assenza di contratti regolari, in strutture che il Tribunale ha descritto come “di fatto inesistenti” dal punto di vista giuridico.

È una dinamica che richiama da vicino lo schema del caporalato agricolo: lavoro sottopagato, orari massacranti, totale mancanza di diritti. “Dietro ogni capo venduto a cifre da capogiro, c’è chi ha lavorato per pochi spiccioli – denuncia Ruotolo – in una spirale di sfruttamento che non può più essere tollerata”. Il costo reale del lavoro, secondo le indagini, si aggirerebbe intorno ai 100 euro a capo. Il resto è profitto distribuito lungo una filiera volutamente complessa, che rende difficile risalire ai responsabili.

Per il senatore dem, il tema non è soltanto giudiziario o economico: è una questione etica, sociale, profondamente politica. “Serve un impegno concreto nella lotta all’evasione fiscale – sottolinea – controlli più rigorosi e tempestivi sui luoghi di lavoro, e soprattutto una filiera trasparente, che non si regga sullo sfruttamento e sull’invisibilità di chi lavora”.

Il caso Loro Piana non è isolato. Negli ultimi anni, diversi brand di fascia alta sono finiti sotto i riflettori della magistratura per dinamiche simili. In un Paese che fa del design e della manifattura un vanto internazionale, emerge il rischio che il “lusso” venga costruito anche sullo stesso modello produttivo che si condanna in altri ambiti. E che, purtroppo, non fa distinzione tra settori.

“Anche l’eccellenza ha il suo lato oscuro – conclude Ruotolo – e non possiamo più ignorarlo”. Le parole sono nette, e indicano una strada: quella della responsabilità condivisa tra aziende, istituzioni e consumatori. Perché non basta celebrare la bellezza del Made in Italy: bisogna anche garantirne la giustizia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti