3 Ottobre 2026, sabato
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Piantedosi respinto dalla Libia: “Persona non gradita”

Gelo diplomatico a Bengasi: la delegazione europea, con il ministro italiano, fermata all’aeroporto e invitata a lasciare il Paese. Il Viminale minimizza, l’opposizione attacca.

Scontro diplomatico in Cirenaica. La visita del ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi in Libia si è conclusa prima ancora di iniziare: la delegazione del cosiddetto Team Europe — composta, oltre che dal ministro italiano, anche dai suoi omologhi di Grecia e Malta, Makis Voridis e Byron Camilleri, e dal commissario europeo per gli Affari interni e l’Immigrazione, Magnus Brunner — è stata fermata all’aeroporto internazionale di Benina, a Bengasi, e invitata a lasciare immediatamente il Paese. Motivo? Un ingresso definito dalle autorità locali “illegale”.

Il foglio di via

A renderlo noto è stato un comunicato ufficiale del governo orientale della Libia, sotto il controllo del generale Khalifa Haftar e del cosiddetto Governo di stabilità nazionale, con sede proprio a Bengasi. Il testo, firmato dal primo ministro Osama Saad Hammad, denuncia una grave violazione delle procedure diplomatiche: “La delegazione è entrata in territorio libico in modo contrario a tutte le norme diplomatiche e alle convenzioni internazionali – si legge – con comportamenti che rappresentano una totale mancanza di rispetto per la sovranità libica e una violazione delle leggi nazionali”.

Nel messaggio si parla esplicitamente di “ingresso illegale”, in quanto la visita sarebbe avvenuta senza aver rispettato le procedure previste per l’ingresso e la permanenza dei diplomatici stranieri. La missione, secondo le autorità libiche, sarebbe dunque “non autorizzata” e per questo “annullata” all’arrivo. “La delegazione – si legge ancora nella nota – è stata informata della necessità di lasciare immediatamente il territorio libico, in quanto considerata persona non gradita”.

Una vera e propria espulsione diplomatica, confermata anche dai tracciati aerei che, nelle ore successive, hanno mostrato il rientro a Roma del ministro Piantedosi e il ritorno a Malta del commissario Brunner.

Il Viminale minimizza, ma l’imbarazzo resta.
In Italia, il Ministero dell’Interno ha cercato di ridimensionare l’accaduto parlando di una “incomprensione di natura protocollare”. Nessuna replica ufficiale, invece, da parte della Commissione europea.

Tuttavia, l’episodio si carica rapidamente di significati politici. Le opposizioni colgono l’occasione per attaccare ironicamente il governo: “I respingimenti, quando li subiamo, fanno male”, è il commento circolato tra i banchi del centrosinistra, con chiaro riferimento alla linea dura sull’immigrazione promossa dal governo Meloni e, in particolare, dal ministro Piantedosi.

Una crisi che pesa sul dossier migranti.
L’episodio arriva in un momento cruciale per le relazioni tra l’Europa e i Paesi nordafricani, al centro delle strategie di contenimento dei flussi migratori. Proprio la Libia è uno degli interlocutori più delicati: spaccata in due governi, uno riconosciuto internazionalmente a Tripoli, l’altro di fatto egemone nella Cirenaica con Haftar, rappresenta un terreno diplomatico minato. E il fatto che la missione si sia diretta proprio a Bengasi, senza evidentemente il coordinamento richiesto dalle autorità locali, rivela una falla nei meccanismi di dialogo con questa parte del Paese.

Nel frattempo, il gelo resta. Con un precedente che rischia di pesare sugli equilibri futuri tra Unione europea e governo di Bengasi. E con un’immagine di debolezza — italiana ed europea — che non sarà facile archiviare.

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