L’Italia sta attraversando un processo di deindustrializzazione silenziosa, che colpisce in particolare la Lombardia, cuore manifatturiero del Paese. Ma da Roma e Milano – sostiene Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico – non arrivano risposte, solo immobilismo o, peggio, scelte dannose.
Durante la Giornata dell’economia organizzata dal PD lombardo, Misiani ha lanciato un duro atto d’accusa contro le politiche economiche del governo Meloni e della giunta regionale. Secondo l’esponente dem, mentre si continua a incolpare Bruxelles e il Green Deal per ogni difficoltà – “che certo va aggiornato e migliorato”, ha precisato – si finisce per utilizzare la transizione ecologica come comodo alibi per coprire ritardi strutturali e decisioni miopi.
“Il governo ha aumentato le tasse sulle imprese, tagliato le risorse destinate alle politiche industriali e smantellato gli incentivi per l’efficientamento energetico”, ha denunciato Misiani. “Invece di sostenere la transizione verde, si ostacolano le rinnovabili. Non solo: regna l’immobilismo sui costi dell’energia, e manca una visione per lo sviluppo digitale, come dimostra il caso STMicroelectronics, dove si sta consumando un disastro industriale sotto gli occhi di tutti”.
Particolarmente grave, secondo l’ex viceministro dell’Economia, è l’atteggiamento della Lombardia, “la regione italiana più integrata nel sistema economico europeo, ma oggi governata da una maggioranza dichiaratamente anti-europeista”.
Un’accusa che non si limita alle mancate scelte economiche: “Il governo Meloni non si occupa di economia reale, ma di risiko bancario. L’obiettivo non è sostenere PMI e famiglie, ma favorire gli ‘amici degli amici’ nelle operazioni finanziarie. Una logica di potere, non di sviluppo”.
Misiani ha quindi tracciato la rotta alternativa del Partito Democratico: “Serve una strategia industriale per il XXI secolo. Ridurre il costo dell’energia, puntare sulla qualità del lavoro per rilanciare la produttività, incentivare innovazione e digitalizzazione, rafforzare la finanza per le imprese. Esiste una strada diversa per difendere e rilanciare la vocazione manifatturiera dell’Italia. Ed è su questo terreno – ha concluso – che si gioca il nostro futuro economico. La Lombardia può e deve essere il banco di prova di un nuovo modello di sviluppo”.
