6 Ottobre 2026, martedì
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Maxi operazione antimafia a Catania: 21 arresti nel clan dei Cursoti Milanesi

Violenza, droga ed estorsioni: smantellata una rete criminale attiva in mezza Italia. Decapitata l’organizzazione dopo una sanguinosa lotta per la leadership interna.

AGGIORNAMENTO

CATANIA — Ventuno misure cautelari in carcere, un’indagine capillare durata oltre due anni, un clan mafioso in guerra per il controllo del territorio e una lunga scia di violenze, traffici di droga, estorsioni e intimidazioni. È l’esito dell’operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania — con il supporto dei reparti specializzati dell’Arma, tra cui la Compagnia di Intervento Operativo del XII Reggimento “Sicilia”, lo Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia” e i nuclei elicotteri e cinofili — su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia etnea.

I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Catania nei confronti di 21 persone ritenute, a vario titolo, gravemente indiziate di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentata estorsione, ricettazione, possesso di armi clandestine e detenzione di banconote false. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di rafforzare il sodalizio criminale noto come Cursoti Milanesi.

Le indagini, partite nel dicembre 2021 e protrattesi fino al maggio 2024, hanno rivelato un’organizzazione ancora operativa e radicata, nonostante gli arresti degli anni precedenti. Al centro delle attività criminali, una rete ben strutturata di approvvigionamento e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Ma a sconvolgere ulteriormente lo scenario investigativo è stato l’emergere di una feroce faida interna, esplosa in seguito alla morte dello storico boss Rosario Pitarà, detto “u Furasteri”, avvenuta nel dicembre 2020.

La guerra per la successione

Dopo la scomparsa di Pitarà, il clan si è spaccato in due fazioni contrapposte: da un lato Carmelo Distefano, detto “pasta ca sassa”, sostenuto da elementi storici del clan, che avrebbe assunto la guida del gruppo e affidato la reggenza a Giuseppe Agatino Ardizzone (“Peppe ca barba”); dall’altro i fratelli Giuseppe (“Peppolino”) e Alfio Cristian Licciardello (“Merluzzo”), nipoti di Pitarà, decisi a rivendicare un’autonomia di potere.

Lo scontro tra le due fazioni ha dato origine a un’escalation di violenze: agguati, intimidazioni, pestaggi e sparatorie. Un episodio emblematico risale al 19 aprile 2022, quando Alfio Cristian Licciardello avrebbe sparato contro un negozio riconducibile a familiari degli indagati Strano, in ritorsione per l’aggressione subita poco prima da Carmelo Tiralongo, ritenuto vicino alla sua fazione.

Estorsioni e dominio sulla movida

L’indagine ha inoltre acceso i riflettori su un inquietante sistema estorsivo imposto all’interno della discoteca ECS Dogana Club, nel complesso della Vecchia Dogana, nella zona portuale di Catania. Secondo quanto accertato, alcuni degli arrestati avrebbero fatto ingresso quotidianamente nel locale forzando porte e vetrate, imponendosi con minacce e violenze sul personale addetto alla sicurezza, fino a pretendere consumazioni gratuite e accesso illimitato per decine di affiliati.

Il metodo mafioso non lasciava spazio a interpretazioni: aggressioni fisiche, devastazioni, minacce e imposizioni di “pizzo”. I gestori del locale, per evitare disordini provocati dagli stessi sodali, sarebbero stati costretti a pagare tra i 1.200 e i 1.600 euro a settimana, a fronte di eventi serali che richiamavano centinaia di giovani.

Tra gli episodi più gravi:

  • nella notte tra l’8 e il 9 aprile 2022, Ardizzone, Patanè e Gagliano, alla guida di una folla di persone, avrebbero forzato l’ingresso del club e minacciato i dipendenti per ottenere bottiglie e servizi gratuiti;
  • il 4 dicembre 2021, Miano Sebastiano (“Seby Piripicchio”), con una trentina di uomini, avrebbe sfondato la porta d’ingresso e aggredito fisicamente uno dei soci;
  • il 2 maggio 2022, Ardizzone e Giuseppe Piterà (“Unghio”), con altri complici, sarebbero entrati nuovamente con la forza e avrebbero colpito al volto un dipendente lanciandogli addosso una transenna.

Anche Gagliano Pietro, ritenuto vicino a Miano, si sarebbe presentato con un gruppo di 50 persone a bordo di scooter, minacciando il titolare del locale per ottenere l’accesso gratuito e consumazioni illimitate.

Armi, droga e contanti falsi

Nel corso dell’indagine, sono stati eseguiti numerosi sequestri: armi da fuoco, ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e 176 banconote da 20 euro false, pronte per essere immesse sul mercato. Due degli arrestati sono stati colti in flagranza di reato mentre spacciavano droga, e uno di loro era in possesso di una pistola destinata — secondo gli inquirenti — a un progetto omicidiario.

I nomi degli arrestati

Ecco i 21 soggetti destinatari della misura cautelare in carcere:

  1. Abramo Filippo
  2. Ardizzone Giuseppe Agatino, detto “Peppe ca barba”
  3. Campisi Giorgio
  4. D’Ambra Andrea, detto “scialuppa”
  5. Distefano Carmelo, detto “pasta ca sassa”
  6. Fichera Antonio
  7. Gagliano Salvatore Pietro, detto “Piero”
  8. Licciardello Alfio Cristian, detto “Merluzzo”
  9. Licciardello Giuseppe, detto “Peppolino”
  10. Miano Sebastiano, detto “Seby Piripicchio”
  11. Patanè Giuseppe Santo
  12. Pitarà Concetto, detto “Concetto u Furasteri”
  13. Piterà Concetto
  14. Piterà Gabriele Giuseppe, detto “Scimmia”
  15. Piterà Giuseppe, detto “Unghio”
  16. Piterà Giuseppe Concetto, detto “Matelico”
  17. Piterà Rosario
  18. Signorelli Raimondo, detto “Rey”
  19. Strano Emanuele
  20. Strano Gabriele
  21. Tiralongo Carmelo, detto “Mentina”

Un’indagine che documenta ancora una volta la pervasività del potere mafioso a Catania, capace di insinuarsi nelle pieghe della movida giovanile e delle attività economiche, pronto a imporsi con la forza e a rispondere con la violenza a ogni segnale di debolezza.

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