26 Ottobre 2026, lunedì
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Gaza sotto attacco, 18 morti. Khamenei sfida Usa e Israele: “Non ci sottometteremo”

Raid israeliano colpisce un mercato a Deir al-Balah. L’ayatollah iraniano attacca Washington e canta vittoria. Gli Stati Uniti offrono incentivi per riaprire i negoziati sul nucleare, mentre l’Europa si divide sul rapporto con Israele.

La tensione in Medio Oriente continua a salire. Almeno 18 palestinesi sono morti in seguito a un attacco di droni israeliani che ha colpito una unità di polizia di Hamas nella città di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Secondo fonti locali, l’unità tentava di assumere il controllo di un’area mercatale, quando è stata bersagliata. Le immagini e i racconti provenienti dal luogo parlano di un’azione improvvisa e letale, avvenuta in pieno giorno.

Intanto, da Teheran, l’ayatollah Ali Khamenei è riapparso in video per la prima volta dalla tregua tra Iran e Israele, rilanciando un messaggio politico carico di sfida. In un discorso rivolto alla nazione, ha rivendicato la tenuta della Repubblica islamica di fronte alle pressioni internazionali: “Il regime israeliano è stato schiacciato ed è quasi crollato”, ha dichiarato, accusando l’ex presidente americano Donald Trump di “drammatizzare” i recenti attacchi contro i siti nucleari iraniani. “Non ci sottometteremo mai agli Stati Uniti – ha affermato –. Abbiamo dato uno schiaffo all’America”.

Non si è fatta attendere la reazione di Washington, che ha bollato le parole della Guida Suprema come un tentativo di “salvare la faccia”. Tuttavia, in parallelo, gli Stati Uniti hanno avanzato un’offerta a Teheran, proponendo una serie di incentivi economici e politici in cambio di un ritorno al tavolo dei negoziati sul programma nucleare. Una mossa diplomatica che evidenzia la volontà americana di evitare una nuova escalation nella regione.

Sullo sfondo, si acuisce anche la frattura politica tra i Paesi europei rispetto alla crisi in corso a Gaza e ai rapporti con lo Stato ebraico. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto la sospensione immediata dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, denunciando apertamente: “A Gaza è in corso un genocidio”. A sostenere la linea di Madrid sono anche Belgio e Paesi Bassi, mentre Italia e Germania mantengono posizioni più caute e si oppongono alla rottura con Tel Aviv.

L’equilibrio internazionale si fa sempre più fragile, con i focolai di conflitto che si intrecciano a una diplomazia spesso disallineata. Gli occhi del mondo restano puntati su Gaza, su Teheran e sui palazzi della diplomazia occidentale, in cerca di una via d’uscita da una spirale che, al momento, non mostra segni di rallentamento.

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