5 Ottobre 2026, lunedì
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Teheran nel mirino, Pechino accusa Trump: “Versa benzina sul fuoco”

Tensioni in Medio Oriente, la Cina condanna le parole del presidente USA sull’Iran: “Minacce e allarmismi aggravano la crisi”. Pechino chiede moderazione, Washington alza il tono.

Pechino – Il conflitto tra Iran e Israele continua ad agitare le diplomazie mondiali, ma è la voce di Donald Trump, tornato al centro del palcoscenico internazionale, a scuotere la scena politica con parole che stanno sollevando una tempesta geopolitica.

Dopo le sue dichiarazioni in cui ha invitato i cittadini di Teheran a “evacuare immediatamente” la capitale iraniana, la Cina è intervenuta duramente accusando l’inquilino della Casa Bianca di “gettare benzina sul fuoco” in un contesto già esplosivo.

A esprimere la posizione ufficiale di Pechino è stato Guo Jiakun, portavoce del Ministero degli Esteri, durante il briefing quotidiano con la stampa:

“Alimentare il fuoco, versare benzina, fare minacce e aumentare la pressione non aiuterà a promuovere la de-escalation della situazione, ma non farà altro che intensificare e ampliare il conflitto”.

Una condanna che suona come un monito

Le parole di Trump, pronunciate in un clima di crescente tensione nella regione, sono arrivate come una vera e propria miccia accesa nel cuore della diplomazia internazionale. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, l’intento del presidente sarebbe stato quello di lanciare un “avvertimento preventivo” in caso di escalation tra le due potenze mediorientali. Ma Pechino interpreta l’uscita come un gesto irresponsabile, dettato più da logiche elettorali che da reali obiettivi diplomatici.

Pechino si propone come ago della bilancia

Non è la prima volta che la Repubblica Popolare Cinese si pone come voce della moderazione in scenari internazionali ad alta tensione. Già in passato, la leadership di Xi Jinping ha offerto la sua mediazione tra Iran e Arabia Saudita e ha cercato un ruolo di equilibrio nel delicato scacchiere mediorientale. In questo caso, la reazione cinese appare non solo come una difesa dell’alleato strategico iraniano, ma anche come un tentativo di contrastare l’approccio aggressivo degli Stati Uniti, accusati di esasperare la crisi a fini politici.

Il Medio Oriente sull’orlo del baratro

Il conflitto tra Israele e Iran resta uno dei dossier più pericolosi e complessi della politica internazionale. Dopo mesi di schermaglie indirette e atti ostili, gli analisti temono che un’escalation diretta possa coinvolgere l’intera regione, con gravi ripercussioni su energia, mercati e stabilità globale.

L’avvertimento di Trump si inserisce in una strategia che alterna retorica muscolare e minacce preventive, ma rischia di far saltare gli ultimi equilibri diplomatici rimasti in piedi. Il messaggio è arrivato in un momento già critico, mentre le cancellerie europee e l’ONU continuano a invocare prudenza e dialogo.

Una cosa è certa: il fragile equilibrio mediorientale non può permettersi incendi verbali. E mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione, Pechino invita tutte le parti a “evitare provocazioni” e a tornare al tavolo delle trattative. Ma la politica estera americana, almeno per ora, sembra voler procedere col fiammifero in mano.

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