TERNI – Una violenta protesta è scoppiata all’interno della casa circondariale di Terni, dove un gruppo di detenuti ha dato vita a una vera e propria rivolta in due sezioni del penitenziario, la H e la G, entrambe classificate di media sicurezza. Durante i disordini sono state danneggiate telecamere di sorveglianza, arredi interni e, secondo quanto riferito, è stato anche appiccato un incendio. Le fiamme e il caos hanno reso necessaria l’immediata chiusura e l’isolamento dell’area, mentre sul posto sono stati inviati rinforzi per riportare la situazione sotto controllo.
Non si registrano feriti gravi, ma la tensione resta alta e l’episodio riaccende i riflettori sulle gravi criticità che da tempo affliggono il sistema penitenziario umbro, e più in generale quello nazionale.
A innescare la miccia, secondo quanto riferito dal Garante dei detenuti della Regione Umbria, Giuseppe Caforio, sarebbe stato il caldo eccezionale di questi giorni, che ha reso insopportabili le già precarie condizioni di vita all’interno del carcere. “Terni e Spoleto – spiega Caforio – stanno vivendo giornate ad altissima tensione. Il caldo si è sommato a problemi strutturali cronici: sovraffollamento, scarsità di spazi, impianti idrici non funzionanti, in particolare alle docce dei piani superiori, e carenza di personale penitenziario aggravata dall’inizio del periodo estivo e delle ferie”.
Secondo il Garante, la situazione potrebbe degenerare ulteriormente: “Temo che questo sia solo l’inizio di un’estate di fuoco. Nelle carceri umbre, come in molte altre del Paese, le condizioni sono al limite e rischiano di esplodere in ogni momento. Occorrono interventi urgenti e strutturali”.
Terni, insieme a Spoleto, ospita anche detenuti sottoposti al regime del 41 bis, ma le sezioni interessate dalla protesta non riguardano quelle ad alta sicurezza. Il disagio si concentra dunque nelle aree comuni, dove si sommano condizioni di vivibilità sempre più difficili e un senso crescente di abbandono.
La vicenda, ancora in fase di accertamento, è l’ennesimo segnale d’allarme su un sistema penitenziario al collasso, stretto tra carenze strutturali, emergenza climatica e una gestione delle risorse umane ormai al limite.
