6 Ottobre 2026, martedì
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Israele colpisce Teheran: con l’Operazione “Rising Lion” esplode il confronto diretto con l’Iran

Attacchi aerei israeliani mirano a vertici militari e impianti nucleari iraniani. Teheran invoca l’articolo 51 dell’ONU e prepara la risposta. Netanyahu: "Puniremo l'Iran finché sarà necessario". L’AIEA monitora l’emergenza atomica.

TEL AVIV / TEHERAN – Il conflitto tra Israele e Iran entra in una nuova, drammatica fase.
Alle prime luci dell’alba, l’aviazione israeliana ha lanciato una serie di raid devastanti contro obiettivi strategici sul suolo iraniano. L’Operazione “Rising Lion”, annunciata dallo Stato maggiore israeliano come un’azione di “difesa preventiva”, ha colpito impianti nucleari, basi militari e alti esponenti del regime di Teheran. La reazione iraniana non si è fatta attendere: missili e droni lanciati verso il territorio israeliano hanno innescato l’allarme nazionale e portato alla proclamazione dello stato di emergenza speciale.

A Teheran, la notte è stata squarciata da violente esplosioni. In un comunicato ufficiale, le autorità iraniane hanno confermato la morte del comandante delle Guardie Rivoluzionarie Hossein Salami, del Capo di Stato Maggiore Mohammad Bagheri e di due scienziati legati al programma nucleare.

Netanyahu: “Andremo avanti per tutto il tempo necessario”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di “colpo al cuore del programma nucleare iraniano”, ribadendo che le operazioni continueranno finché la minaccia non sarà neutralizzata. In una dichiarazione dai toni bellicosi, il governo israeliano ha affermato che l’Iran dispone del materiale necessario per costruire almeno 15 ordigni nucleari.

Nelle stesse ore, il ministro della Difesa Yoav Gallant e il capo dell’intelligence del Mossad hanno confermato che l’obiettivo della campagna militare è “smantellare le capacità offensive e atomiche dell’Iran” e colpire “i vertici del regime responsabili di piani di aggressione diretta contro lo Stato di Israele”.

L’ombra lunga del Mossad e i danni a Natanz

Fonti dei media israeliani, tra cui il Times of Israel, riportano che l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz ha subito danni significativi. Alcuni filmati, diffusi online nelle ore successive agli attacchi, mostrano bagliori e colonne di fumo sollevarsi dalla zona, uno dei siti più sorvegliati del programma nucleare iraniano.

Dietro l’operazione si intravedrebbe anche la mano del Mossad, che avrebbe pianificato il blitz letale contro figure chiave del dispositivo militare iraniano, colpendo il cuore delle strutture strategiche del regime.

Teheran invoca la legittima difesa e l’articolo 51 dell’ONU

La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha promesso una risposta “implacabile e duratura”, mentre il ministro degli Esteri ha formalmente invocato l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che riconosce il diritto alla legittima difesa in caso di aggressione armata.

L’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, in collegamento con il Tg1, ha confermato che l’Iran ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La comunità internazionale si mobilita nel tentativo – finora vano – di contenere un’escalation che rischia di infiammare l’intero Medio Oriente.

Stati Uniti: “Non coinvolti nell’operazione”

A pochi minuti dall’inizio dei bombardamenti, l’ex presidente Donald Trump ha convocato un gabinetto d’emergenza, mentre dalla Casa Bianca arriva una netta presa di distanza: “Gli Stati Uniti non sono coinvolti nell’operazione israeliana”, ha dichiarato un portavoce del presidente in carica, sottolineando che Washington “segue con massima attenzione gli sviluppi”.

L’AIEA in allerta: “Situazione profondamente preoccupante”

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha annunciato di monitorare con attenzione l’impianto nucleare di Natanz e gli altri siti iraniani, parlando di “situazione profondamente preoccupante”. Il timore crescente è che i raid abbiano compromesso materiali sensibili e innescato rischi ambientali o proliferativi.

Uno scenario sempre più instabile, dove diplomazia e deterrenza sembrano aver lasciato il campo all’arma più antica: la guerra.
L’Operazione “Rising Lion” potrebbe essere solo l’inizio di una campagna militare prolungata, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’equilibrio regionale e la sicurezza globale. Intanto, a Tel Aviv, la popolazione è stata invitata a prepararsi “a lungo termine”, mentre a Teheran si parla già di vendetta e resistenza. L’orologio del conflitto, ancora una volta, ha ricominciato a correre.

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