Mosca – La Russia non ha alcuna intenzione di subire passivamente l’ennesima stretta economica decisa da Bruxelles. Dopo l’approvazione da parte dell’Unione Europea del diciottesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, il Cremlino ha annunciato che reagirà con fermezza e pragmatismo, adottando misure sia difensive che di ritorsione.
A confermarlo è stato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko, in un’intervista rilasciata al quotidiano russo Izvestia e rilanciata dall’agenzia Tass. “Valuteremo nel dettaglio il contenuto delle nuove sanzioni, ma la risposta ci sarà. Non sarà la prima, né l’ultima volta”, ha dichiarato.
Mosca: “Le sanzioni europee sono un boomerang”
Grushko ha puntato il dito contro le politiche sanzionatorie europee, definite “autolesioniste” e “dannose anche per chi le impone”.
“Con queste misure, spesso si danno la zappa sui piedi. E, in alcuni casi, fanno anche di peggio”, ha affermato.
Il riferimento è al crescente impatto che le restrizioni stanno avendo su alcuni settori economici europei, in particolare energia, industria manifatturiera e agroalimentare, da anni interconnessi con il mercato russo.
Il diplomatico ha poi aggiunto: “Siamo ben lontani dal causare danni a noi stessi, non intendiamo tagliare il ramo su cui siamo seduti. Ma reagiremo, come abbiamo sempre fatto”.
Quali contromisure? Il Cremlino resta vago ma determinato
Sebbene Mosca non abbia ancora fornito dettagli sulle misure che intende adottare, gli osservatori ritengono probabili interventi su forniture energetiche, dazi doganali, limitazioni alle esportazioni strategiche e blocchi alle attività delle aziende europee in Russia.
In passato, le controsanzioni russe hanno colpito anche il settore agroalimentare europeo, imponendo divieti su prodotti come latticini, carne e frutta provenienti da Paesi Ue, con effetti economici significativi soprattutto per Italia, Polonia e Paesi Baltici.
Il 18º pacchetto: nuove strette su tecnologia e finanza
Il nuovo pacchetto di sanzioni approvato da Bruxelles – il diciottesimo dall’inizio della guerra in Ucraina – si concentra in particolare su:
- tecnologie dual use,
- componenti elettronici utilizzabili anche a fini militari,
- nuove restrizioni per banche e istituti finanziari legati al Cremlino,
- e nodi logistici e commerciali usati per eludere precedenti sanzioni.
Inoltre, viene rafforzato il meccanismo di contrasto all’aggiramento tramite Paesi terzi, con maggiore pressione diplomatica su Stati come Turchia, Emirati Arabi e alcune ex repubbliche sovietiche.
Una partita a scacchi senza fine
Lo scontro tra Mosca e Bruxelles, iniziato nel 2014 con l’annessione della Crimea e acuitosi dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, ha assunto ormai i contorni di una guerra economica a lungo termine, fatta di divieti incrociati, ritorsioni commerciali, congelamenti patrimoniali e interruzioni di canali diplomatici.
Mentre l’Europa insiste sulla linea dura per fiaccare la capacità bellica del Cremlino, la Russia punta a riconfigurare le proprie alleanze economiche, spostando progressivamente il baricentro verso Cina, India e Paesi africani.
In attesa della prossima mossa
Le parole di Grushko rappresentano un chiaro segnale: Mosca non intende lasciare campo libero alle iniziative occidentali. Il contenuto preciso delle contromisure russe sarà probabilmente annunciato nei prossimi giorni, ma il messaggio politico è già stato recapitato.
Nel frattempo, l’Unione Europea resta compatta sul piano delle sanzioni, ma preoccupata per le ripercussioni interne e per l’efficacia effettiva delle misure, che – pur colpendo l’economia russa – non hanno sinora modificato la linea politica del Cremlino sul fronte ucraino.
La partita resta aperta, e sempre più complessa.
