Roma – Una voce che si leva da un passato drammatico, per dare un nome e un volto a un rischio che oggi si è fatto tragedia. A parlare è Emini Gercaliu, 46 anni, la stessa età della donna morta domenica a Roma dopo una liposuzione eseguita da Josè Lizárraga Picciotti, il medico al centro di una nuova, gravissima inchiesta.
«Quando ho letto della notizia, ho pianto. Potevo essere io. Avevamo lo stesso medico, lo stesso intervento, la stessa età», racconta Gercaliu, in un’intervista pubblica in cui ricostruisce con lucidità gli eventi che, nel 2006, la portarono a un passo dalla morte. «Mi sono salvata per un miracolo. Ma quello che ho vissuto non può più essere ignorato».
L’intervento e il peggioramento
Tutto comincia con una addominoplastica, eseguita su proposta del chirurgo. Il primo intervento va bene. Poi, però, arriva la proposta di una liposuzione, a fronte di un ulteriore pagamento di 5.000 euro, per un totale di 10.000. L’operazione si svolge in un ambulatorio romano, in via Firenze, senza alcun ricovero programmato: «Appena terminata l’operazione, ho cominciato ad avere febbre alta, fuoriuscite di liquido e sangue. Ma lui non voleva portarmi in ospedale».
Gercaliu descrive una vera via crucis post-operatoria: una notte in ambulatorio, poi in un istituto religioso, infine nella casa privata del medico. «Stavo male, sempre peggio. Vomito, febbre a 41, ero in stato confusionale. Lui non voleva cedere, temeva le conseguenze. Lo sentivo parlare con la moglie, era spaventato che potessi non farcela».
Il ricovero e l’intervento d’urgenza
Solo dopo quattro giorni, ormai gravissima, viene condotta al pronto soccorso dell’ospedale San Filippo Neri: «È crollato, piangeva, implorava i medici: “Fate qualcosa, sta morendo”». I sanitari la sottopongono a un intervento urgente: anemia acuta, setticemia, infezione generalizzata. Ma alla fine si salva.
La battaglia legale: “Risarcita, ma non ho visto un euro”
Grazie all’avvocato Antonello Riccio, Gercaliu ha affrontato un lungo percorso giudiziario, culminato in una sentenza di condanna in primo grado: quattro mesi di reclusione per il medico (poi prescritti in Appello) e un risarcimento da 200mila euro. Ma, racconta, è stata una vittoria solo simbolica: «Non ha nulla intestato. Non ho mai visto un euro. E ho speso una fortuna in spese legali e mediche».
La nuova inchiesta
Ora il nome di Josè Lizárraga Picciotti torna a comparire nei fascicoli giudiziari, dopo la morte della paziente 46enne in seguito a una liposuzione. Gli inquirenti hanno riscontrato gravi carenze nello studio dove si sarebbe svolto l’intervento: nessun defibrillatore, nessun presidio di emergenza, nessuna cartella clinica, né archivio dei trattamenti effettuati.
Una situazione che solleva interrogativi inquietanti su controlli, autorizzazioni e responsabilità. E riporta sotto i riflettori i rischi, spesso sottovalutati, della chirurgia estetica effettuata in ambienti non idonei, dove il confine tra estetica e pericolo può diventare fatale.
«Io sono viva per miracolo», conclude Gercaliu. «Ma questa volta una donna non ce l’ha fatta. Chi ha sbagliato deve rispondere. Anche per lei».
