23 Ottobre 2026, venerdì
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Delitto di Garlasco, nuova svolta investigativa: il Ris nella villetta dei Poggi con laser scanner e droni

Ricostruzione 3D della scena del crimine per fare luce sull’omicidio di Chiara Poggi

A quasi due decenni dal delitto, gli inquirenti tornano sul luogo con tecnologie all’avanguardia per ricostruire la dinamica e le traiettorie ematiche

Garlasco (Pavia) – A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, i carabinieri del Ris di Parma sono tornati nella villetta di via Pascoli, a Garlasco, dove il 13 agosto 2007 la giovane venne trovata senza vita. Obiettivo: realizzare una dettagliata ricostruzione tridimensionale della scena del crimine, utilizzando laser scanner e droni per mappare in 3D sia l’interno sia l’esterno dell’abitazione.

L’attività è stata disposta dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’indagine che vede indagato Andrea Sempio, amico di Chiara, già finito al centro dell’attenzione nei primi anni dell’inchiesta ma solo recentemente coinvolto formalmente come indagato. Un’accelerazione investigativa inattesa che riapre interrogativi mai del tutto sopiti sul delitto per il quale Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Nuove tecnologie per vecchi misteri

L’intervento dei carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche ha l’ambizione di superare i limiti delle ricostruzioni effettuate negli anni precedenti. Grazie alla tecnologia laser e all’utilizzo dei droni, sarà possibile modellare con precisione millimetrica gli ambienti della casa, analizzando in particolare la distribuzione e la traiettoria delle tracce di sangue. Elementi, questi, cruciali per tentare di chiarire dinamiche rimaste nebulose e su cui, nel tempo, si sono sovrapposte letture divergenti.

Le parti coinvolte

All’ispezione ha preso parte anche l’avvocata Angela Taccia, difensora di Andrea Sempio, formalmente informata dell’accertamento. Diversa la posizione della famiglia Poggi. Come chiarito dall’avvocato Francesco Compagna, uno dei legali della famiglia, «l’attività è stata presentata come un’ispezione dei luoghi, di natura prettamente tecnica, e non come un accertamento irripetibile. In quanto tale, non richiedeva la nostra partecipazione formale».

Un approccio prudente, che però ha lasciato spazio a interrogativi. «Non sappiamo cosa stiano cercando – ha dichiarato l’altro legale di Sempio, l’avvocato Massimo Lovati – la comunicazione ricevuta è stata vaga. Si tratta di misurazioni, ma senza informazioni più specifiche è difficile capire le reali finalità dell’intervento».

Nessuna ricerca di reperti, ma una ricostruzione scientifica

Considerato il tempo trascorso, è improbabile che si cerchino reperti biologici o oggetti rimasti nascosti per quasi due decenni. L’accento, semmai, è sull’analisi scientifica dello scenario in cui si è consumato il crimine: pavimentazioni, gradini, arredi, distanze. Tutto viene ora scandagliato con strumenti in grado di restituire una rappresentazione virtuale che potrà essere studiata nei minimi dettagli.

Una verità ancora contesa

Il caso Poggi continua a interrogare l’opinione pubblica. La condanna definitiva di Alberto Stasi non ha chiuso del tutto il cerchio. Le nuove attività investigative suggeriscono che, almeno per la Procura di Pavia, esistano ancora zone d’ombra da chiarire. Il nome di Andrea Sempio è riemerso nel 2016, quando un consulente di parte individuò il suo DNA sotto le unghie della vittima, ma l’allora Procura escluse sviluppi. Oggi, il quadro sembra mutato.

La speranza, per la famiglia Poggi e per la comunità che non ha mai dimenticato quella tragedia, è che la scienza possa finalmente offrire risposte più solide di quelle lasciate dai lunghi e tormentati processi.

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