2 Ottobre 2026, venerdì
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“Per noi lei è morto”: pensione bloccata da tre mesi per un errore nei documenti

A Posta Fibreno un 78enne è rimasto senza pensione: per l’Inps risulta deceduto. L’anziano vivo e vegeto si è presentato agli sportelli, ma non basta. Ora servono atti ufficiali per tornare tra i vivi.

POSTA FIBRENO (Frosinone) – C’è chi lotta contro la burocrazia, e chi deve lottare per dimostrare addirittura di essere vivo. È quanto sta accadendo a un pensionato di 78 anni del piccolo comune di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone, che da tre mesi non riceve la pensione perché – almeno per l’Inps – risulta ufficialmente deceduto.

Una storia surreale, che ha il sapore amaro dell’assurdo. Tutto comincia a marzo, quando l’anziano si presenta presso la sede dell’Istituto nazionale della previdenza sociale per segnalare l’anomalia nei pagamenti. Lì scopre che, per lo Stato, è morto. “Lei risulta deceduto – si è sentito dire – se vuole dimostrare il contrario, serve un documento che attesti che è ancora in vita.”

Un errore tragico e grottesco

A ricostruire la vicenda è Il Messaggero, secondo cui l’equivoco ha origine in un episodio reale: il decesso di un parente novantenne dell’uomo, avvenuto il 24 febbraio scorso all’ospedale “Santissima Trinità” di Sora. Ma qualcosa è andato storto nella stesura dei certificati di morte.

Nel trambusto della documentazione da consegnare alle onoranze funebri, le identità si sono confuse. Così, oltre all’atto corretto, ne è stato redatto un secondo in cui compariva erroneamente il nome del 78enne ancora in vita. Una svista apparentemente banale, ma capace di attivare l’implacabile macchina burocratica.

Nel giro di poche ore l’Inps ha aggiornato i suoi archivi, segnando la “cessazione per decesso” del pensionato e sospendendo immediatamente l’erogazione degli emolumenti. La Asl, accortasi due giorni dopo dell’errore, ha provato a rimediare inviando una comunicazione correttiva, ma a quanto pare il danno era ormai fatto.

Vivo, ma senza pensione

Presentarsi fisicamente agli sportelli, spiegare, fornire documenti d’identità: tutto inutile. All’Inps serve un documento ufficiale che attesti, nero su bianco, che l’uomo è vivo. “È tutto così assurdo, non riesco a crederci. Ma soprattutto quei soldi mi servono: non ho altra fonte di sostentamento,” ha raccontato il 78enne, visibilmente provato dalla situazione.

Nel frattempo, il suo avvocato, Antonio Lecce, ha avviato le azioni legali. È stata inviata una diffida formale all’Asl di Frosinone, chiedendo la rettifica immediata dell’atto errato e la trasmissione del certificato corretto non solo all’Inps, ma anche a Inail e Mef. In caso contrario, si andrà in giudizio.

L’ennesima beffa della burocrazia

La vicenda riporta alla luce un tema tristemente noto in Italia: il peso della burocrazia e la lentezza con cui si correggono anche gli errori più evidenti. In questo caso non si tratta di un disguido qualunque, ma della negazione dell’identità stessa di una persona viva, che oggi deve dimostrare di esistere per riottenere ciò che gli spetta.

Un cortocircuito amministrativo che fa sorridere solo per l’assurdità del contesto, ma che in realtà rappresenta una beffa amara per chi, come il pensionato di Posta Fibreno, si ritrova vittima della burocrazia più che della sorte. Una macchina che, una volta avviata, è capace di decretare perfino la “morte civile” di un cittadino ancora in piedi. E in attesa che qualcuno si accorga del paradosso.

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