6 Ottobre 2026, martedì
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Mosca apre le porte a Elon Musk: “Asilo politico? Se lo chiede, siamo pronti”

La dichiarazione di un alto funzionario della Duma accende i riflettori sulla crescente tensione tra Musk e l'amministrazione USA. Il Cremlino prende le distanze, ma l’offerta resta sul tavolo.

MOSCA – Un’offerta dal tono provocatorio, lanciata nel bel mezzo delle turbolenze politiche tra Elon Musk e Washington. La Russia è pronta ad accogliere il miliardario visionario qualora decidesse di chiedere asilo politico. A pronunciare l’inaspettata apertura è stato Dmitry Novikov, influente vicepresidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma, la camera bassa del Parlamento russo.

«Credo che Musk non ne avrà bisogno, ma se dovesse chiederlo, la Russia ovviamente potrebbe offrirglielo», ha dichiarato Novikov all’agenzia statale TASS, alimentando un dibattito internazionale già incandescente. Il riferimento è alla crescente frizione tra l’imprenditore e l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tornato al centro della scena politica americana.

Negli ultimi mesi, Musk si è ritrovato al centro di un vortice mediatico e giudiziario. Dalle sue dichiarazioni controverse sui social al braccio di ferro con le autorità federali, la tensione tra il fondatore di Tesla e SpaceX e il governo americano sembra essersi intensificata, attirando l’attenzione anche oltre i confini statunitensi.

La sortita russa ha un sapore diplomatico ben preciso: un messaggio implicito di sfida agli Stati Uniti, giocato con ironia e tempismo. Non è la prima volta, del resto, che Mosca utilizza la leva dell’asilo politico come strumento di pressione e di propaganda. Il caso di Edward Snowden, accolto in Russia dopo la fuga di documenti riservati della NSA, è ancora vivo nella memoria collettiva.

Nonostante l’eco delle parole di Novikov, il Cremlino ha adottato un tono più cauto. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, incalzato dai giornalisti durante un briefing, si è sottratto a ogni coinvolgimento diretto, liquidando la questione come un «affare interno degli Stati Uniti». Una linea di prudenza che non cancella però l’effetto mediatico della proposta.

Al momento, Musk non ha replicato ufficialmente. Ma in un contesto geopolitico sempre più segnato da tensioni e rivalità tecnologiche, l’idea – seppur remota – che il tycoon possa finire al centro di un confronto tra potenze non appare del tutto fantasiosa.

L’offerta di Mosca, infatti, va letta anche alla luce dell’interesse strategico della Russia per le tecnologie spaziali e digitali. Un personaggio come Musk, simbolo dell’innovazione occidentale, rappresenterebbe un trofeo simbolico di immenso valore, in un momento in cui la corsa allo spazio e il dominio dell’intelligenza artificiale sono tra le priorità globali.

Per ora resta una suggestione. Ma in un mondo in cui politica, potere e tecnologia si intrecciano ogni giorno di più, anche le provocazioni possono diventare, all’improvviso, opportunità.

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