6 Ottobre 2026, martedì
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Tajani contro la sinistra: “Specula sui morti a Gaza” – Ma il governo tace su chi bombarda

Il ministro degli Esteri accusa le opposizioni di “fomentare odio” per aver criticato la linea dell'esecutivo sul conflitto israelo-palestinese. Ma il dissenso cresce e la mobilitazione del 7 giugno a Roma non si fermerà.

A cura di Daniele Cappa

Nel pieno della bufera internazionale sul massacro in corso nella Striscia di Gaza, il ministro degli Esteri Antonio Tajani alza i toni e punta il dito contro le opposizioni. Le accusa di “strumentalizzare le morti” e “fomentare l’odio” per motivi elettorali. Ma le sue parole, più che un richiamo alla responsabilità, sembrano un tentativo di silenziare la legittima indignazione verso un governo che continua a tenere rapporti ambigui con Israele, mentre la popolazione palestinese viene decimata sotto i bombardamenti.

“Sono davvero indignato – ha dichiarato Tajani – quando sento, anche in Parlamento, parole violente da parte della sinistra. Dire che il governo ha le mani sporche di sangue è retorica inaccettabile. I cattivi maestri rischiano di alimentare l’odio, non la pace.”

Parole dure, rivolte implicitamente – ma nemmeno troppo – a chi, come Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato per il 7 giugno una grande mobilitazione nazionale a Roma per chiedere un immediato cessate il fuoco a Gaza, la fine delle complicità occidentali con il governo di Netanyahu e il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Se Tajani si riferiva anche a questo, dovrà farsene una ragione: in una democrazia, la mobilitazione pacifica è un diritto, non un reato d’opinione. Denunciare l’orrore non è “propaganda”, ma un atto di coscienza civile.

La doppia faccia della diplomazia italiana

La posizione del governo Meloni, di cui Tajani è il principale rappresentante in politica estera, appare sempre più schizofrenica: da un lato si invocano “soluzioni di pace” e si inviano aiuti umanitari a Gaza; dall’altro si mantengono rapporti stretti con l’esecutivo israeliano, guidato da un premier, Benjamin Netanyahu, attualmente sotto inchiesta da parte della Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra.

L’Italia continua a evitare qualunque condanna esplicita delle operazioni militari israeliane, che – secondo dati ONU e organizzazioni umanitarie – hanno provocato la morte di migliaia di civili, inclusi donne e bambini, la distruzione sistematica di ospedali, scuole, centri per rifugiati e convogli di aiuti.

Eppure, per il ministro Tajani, il vero problema sarebbero “i toni della sinistra”, colpevole a suo dire di “fomentare l’odio”. Una narrativa rovesciata, che ignora completamente la sproporzione delle violenze e la responsabilità di chi dispone e autorizza i bombardamenti.

Un governo muto davanti al massacro

Nessun rappresentante del governo Meloni ha finora usato parole chiare per denunciare gli attacchi indiscriminati a Gaza. Nessuna condanna esplicita verso chi trasforma una città in un cumulo di macerie. E mentre migliaia di palestinesi piangono i loro morti, l’Italia mantiene relazioni economiche, militari e diplomatiche con chi quelle bombe le sgancia.

Le parole di Tajani sembrano dunque più un paravento ideologico che un reale contributo alla pace. Etichettare ogni forma di dissenso come “odio” è un tentativo pericoloso di delegittimare l’opinione pubblica, l’opposizione parlamentare e una larga fetta di società civile, mobilitata per chiedere giustizia e fine delle complicità.
Le dichiarazioni del ministro Tajani risultano infondate e funzionali a coprire l’ambiguità del governo. Accusare chi denuncia i massacri di “fare propaganda” è un modo per giustificare una posizione comoda e ipocrita: si fa affari con chi devasta, e intanto si porgono cerotti ai sopravvissuti. Se il ministro intendeva attaccare anche la manifestazione di M5S, PD e AVS del 7 giugno, dovrà rassegnarsi: la piazza non si zittisce con la retorica.

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