ROMA – La Lega non demorde e rilancia la battaglia sui controlli antimafia per il Ponte sullo Stretto di Messina. In vista dell’esame parlamentare del decreto Infrastrutture, il partito di Matteo Salvini è pronto a riproporre l’emendamento che introduce una norma speciale di vigilanza antimafia per il progetto simbolo del governo. Una proposta già apparsa nel testo originario del provvedimento, ma poi eliminata su sollecitazione del Quirinale.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infatti, aveva espresso riserve formali sulla misura, giudicandola “non più rigorosa delle norme già in vigore” e quindi potenzialmente superflua o, peggio, fonte di ambiguità giuridica. Il testo era stato quindi rimosso nella versione definitiva del decreto, ma ora la Lega punta a reintrodurlo in sede parlamentare, presentandolo come strumento imprescindibile per garantire la trasparenza degli appalti e la protezione dell’opera dalle infiltrazioni mafiose.
Un progetto delicato, sotto l’occhio della criminalità
Il Ponte sullo Stretto è un’infrastruttura dal valore simbolico e strategico enorme, ma anche un potenziale terreno fertile per interessi criminali. Con un budget previsto di oltre 14 miliardi di euro, decine di appalti e subappalti e una mole gigantesca di manodopera coinvolta, il progetto rappresenta una sfida imponente anche sul piano della legalità.
Per la Lega, dunque, serve un dispositivo normativo ad hoc, capace di superare i controlli standard e offrire “una cornice rafforzata di garanzie”, come sostengono fonti parlamentari vicine al Carroccio. “Non possiamo permettere che le mafie mettano le mani su un’opera fondamentale per il Sud e per il Paese intero”, ha ribadito il ministro delle Infrastrutture Salvini, da sempre primo promotore del Ponte.
Lo scontro istituzionale sul concetto di ‘speciale’
Il punto critico resta però lo stesso sollevato dal Quirinale: in cosa consisterebbe, concretamente, questa “specialità”? Secondo il Colle, la norma proposta non introduceva strumenti nuovi o più incisivi rispetto alla legislazione vigente in materia di prevenzione antimafia. Da qui il rischio di creare un effetto annuncio più che un reale rafforzamento, alimentando l’illusione di una protezione supplementare senza apportare alcun beneficio operativo concreto.
Un giudizio che pesa ora sul nuovo tentativo leghista, che dovrà dimostrare in Parlamento come e perché il nuovo testo possa colmare le lacune sollevate da Mattarella.
Opposizioni divise tra scetticismo e prudenza
Nel frattempo, le opposizioni guardano con cautela alla mossa della Lega. Il Partito Democratico ha già fatto sapere di voler esaminare nel dettaglio il testo per valutare se davvero introduce garanzie più efficaci. Più critici i 5 Stelle, secondo cui “non serve un maquillage normativo, ma l’applicazione rigorosa delle leggi esistenti, che già prevedono un impianto antimafia severo”.
Una partita politica oltre il Ponte
Al di là della tecnica normativa, la questione si inserisce in una partita più ampia: quella del controllo narrativo su un’infrastruttura che il governo Meloni ha eletto a simbolo della modernizzazione nazionale e della centralità del Mezzogiorno. In questo contesto, la battaglia per la norma antimafia rappresenta anche un terreno su cui la Lega può riaffermare il proprio protagonismo e la propria immagine di “partito della legalità”, soprattutto nel Sud.
La partita si giocherà nei prossimi giorni in Aula, dove il Parlamento sarà chiamato a decidere se rafforzare o archiviare definitivamente una misura che, almeno finora, ha più diviso che convinto.
