MOSCA — Nessuna trattativa, nessun tavolo, nessun canale aperto. Il Cremlino spegne ogni voce su possibili negoziati tra Russia e Ucraina mediati dal Vaticano. “Non ci sono accordi in corso, né preparativi per colloqui con la parte ucraina in territorio vaticano”, ha dichiarato senza giri di parole il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, mettendo fine alle speculazioni rilanciate da alcuni media internazionali nei giorni scorsi.
La precisazione arriva in un momento di grande tensione diplomatica, mentre la guerra in Ucraina entra nel suo terzo anno e gli sforzi per un cessate il fuoco stabile sembrano ancora lontani da una soluzione concreta. In questo contesto, la Santa Sede ha continuato a svolgere un ruolo di mediazione discreta ma persistente, cercando spiragli per favorire un dialogo tra le parti. Tuttavia, il gelo di Mosca appare netto.
“Non sono in corso contatti ufficiali né ufficiosi con il Vaticano su questo tema”, ha ribadito Peskov ai giornalisti accreditati, sottolineando che l’attuale posizione russa rimane quella delineata fin dall’inizio del conflitto: Kiev deve riconoscere “le nuove realtà sul terreno” — un riferimento diretto all’annessione di territori ucraini occupati dalle truppe russe — come condizione preliminare per qualsiasi trattativa.
Dall’altra parte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha più volte ribadito che nessuna concessione territoriale potrà essere oggetto di compromesso, rendendo così quasi impossibile l’avvio di un dialogo diretto senza garanzie internazionali e una mediazione credibile.
Il Vaticano, con la sua storica vocazione al dialogo e alla diplomazia silenziosa, resta una delle poche entità ancora accettate da entrambe le parti come interlocutore potenziale. Papa Francesco, sin dai primi mesi del conflitto, ha più volte offerto la disponibilità della Santa Sede a “fare tutto il possibile per la pace”, inviando missioni speciali — come quella del cardinale Matteo Zuppi — e promuovendo iniziative umanitarie, soprattutto per il ritorno dei bambini deportati e per lo scambio di prigionieri.
Tuttavia, gli spazi per una vera trattativa politica appaiono oggi più ristretti che mai. Le parole del Cremlino non solo respingono l’ipotesi di un canale aperto, ma sembrano anche voler blindare la narrativa interna russa secondo cui ogni negoziato potrà avvenire solo alle condizioni di Mosca.
Nonostante ciò, nella diplomazia internazionale — e ancor più in quella vaticana — le dichiarazioni ufficiali rappresentano spesso solo una parte del quadro. I segnali sotterranei, i canali informali e i contatti riservati continuano a svolgere un ruolo fondamentale. Il tempo dirà se, dietro la cortina delle smentite, esista ancora una possibilità per la pace. Anche una minuscola.
