6 Ottobre 2026, martedì
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Venti di guerra in Medio Oriente: Israele pronto a colpire l’Iran, strage di civili a Gaza

Raid israeliani uccidono almeno 42 persone nella Striscia, molti sono bambini. Intelligence USA: “Tel Aviv si prepara ad attaccare le centrali nucleari iraniane”. ONU lancia l’allarme fame: 14mila bambini a rischio morte in 48 ore. L’Italia chiede lo stop alle operazioni sui civili.

TEL AVIV – Le tensioni in Medio Oriente sembrano sul punto di un’escalation senza precedenti. Mentre nella Striscia di Gaza si contano nuove vittime civili, un rapporto dell’intelligence statunitense, rilanciato dalla CNN, rivela che Israele sarebbe pronto a colpire le centrali nucleari dell’Iran. Un’azione che, se confermata, rischierebbe di infiammare l’intero scacchiere regionale.

Secondo le fonti citate dall’emittente americana, i raid israeliani contro infrastrutture strategiche iraniane sarebbero “imminenti”. Lo scenario viene descritto come parte di una strategia preventiva contro il programma nucleare di Teheran, ritenuto da Israele una minaccia esistenziale. Tuttavia, le conseguenze geopolitiche di un simile attacco potrebbero estendersi ben oltre i confini dell’area.

Nel frattempo, la guerra in corso a Gaza continua a mietere vittime. L’ennesima ondata di bombardamenti israeliani nella notte ha causato almeno 42 morti, secondo fonti di Hamas, che denunciano un altissimo numero di bambini tra le vittime. Le operazioni militari non accennano a diminuire, mentre la comunità internazionale intensifica gli appelli al cessate il fuoco.

Israele contro l’Ue: “Non comprende la realtà”

A rendere ancora più tesi i rapporti diplomatici è la risposta durissima di Tel Aviv alle recenti prese di posizione dell’Unione europea. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha indicato l’intenzione di avviare una revisione dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Israele, alla luce della crisi umanitaria nella Striscia.

Immediata la replica del portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein: “Respingiamo categoricamente l’approccio dell’Ue, che dimostra una totale incomprensione della complessità che Israele sta affrontando e finisce per incoraggiare Hamas nella sua intransigenza”.

ONU: “14mila bambini rischiano la morte entro 48 ore”

Nel dramma quotidiano che si consuma a Gaza, si leva con urgenza l’allarme delle Nazioni Unite: se non verranno immediatamente autorizzati nuovi corridoi umanitari, 14mila bambini potrebbero morire per fame e mancanza di cure nei prossimi due giorni. Il sistema sanitario è al collasso, gli aiuti bloccati alle frontiere, e le organizzazioni umanitarie sono ormai allo stremo.

Un appello rilanciato anche dal premier britannico Keir Starmer: “Non possiamo assistere passivamente alla morte per fame della popolazione di Gaza. Servono interventi immediati, e servono ora”.

Tajani: “Raid sui civili devono cessare subito”

Sul fronte italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito con forza la posizione del governo: “Ho chiesto nuovamente a Israele di fermare le operazioni che coinvolgono i civili e di aprire subito tutti i valichi per l’ingresso degli aiuti. Vogliamo un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Questa guerra deve finire”.

Nel frattempo, l’Italia continua a operare evacuazioni sanitarie dalla Striscia. Un nuovo gruppo di 52 palestinesi, parenti di cittadini già trasferiti in precedenza, è stato accolto in Giordania in attesa di essere trasferito in Italia tramite voli di linea.

E l’Italia? Il dibattito sulla coerenza politica

Resta aperto il dibattito sull’effettiva posizione italiana nel conflitto. Mentre si moltiplicano gli appelli alla moderazione e alla protezione dei civili, cresce anche la pressione da parte di ampi settori della società civile e della politica per una presa di distanza più netta da Israele.

Domande pesanti emergono: può un governo condannare i raid e, nel contempo, mantenere accordi economici, militari e diplomatici con chi li conduce? Quando sarà il momento di chiamare le cose con il loro nome, incluso l’etichetta di “crimine di guerra” per azioni che colpiscono sistematicamente civili, ospedali, scuole?

Nel silenzio angosciante delle macerie di Gaza e nell’attesa inquieta che qualcosa si muova tra Tel Aviv e Teheran, la diplomazia globale si trova davanti a un bivio: fermare la spirale, oppure lasciarla precipitare.

Ma la domanda è spontanea: quando il governo italiano prende le distanze realmente, non finanziando più israele e finalmente definire il leader con l’appellativo di criminale di guerra?

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