PAVIA – Diciotto anni dopo il brutale omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, il caso torna sotto i riflettori della giustizia con un passaggio cruciale: è iniziato l’incidente probatorio sulle tracce di DNA rinvenute sotto le unghie della giovane vittima. Una nuova consulenza genetica, disposta dal giudice per l’udienza preliminare Daniela Garlaschelli, potrebbe aprire spiragli finora inesplorati su un caso che ha diviso l’opinione pubblica e lasciato numerosi interrogativi.
Obiettivo: stabilire se, dopo quasi due decenni, quelle tracce siano ancora utilizzabili per identificare con certezza i soggetti coinvolti. Il materiale biologico sarà confrontato con i profili genetici di tre figure chiave: Andrea Sempio (amico del fratello della vittima, ora formalmente indagato per omicidio in concorso), Alberto Stasi (ex fidanzato di Chiara e condannato in via definitiva a 16 anni di carcere) e altri uomini che frequentavano abitualmente l’abitazione dei Poggi o appartenevano al loro ambito familiare.
I nuovi periti incaricati sono Denise Albani, per l’analisi genetica, e Domenico Marchigiani, per quella dattiloscopica. A loro spetterà il compito di verificare non solo l’eventuale compatibilità tra le tracce e i profili noti, ma anche la possibilità di utilizzare tecniche moderne su reperti raccolti ma mai analizzati durante la prima indagine. Il termine per depositare le consulenze è fissato in 90 giorni.
Tra i nuovi soggetti coinvolti nell’indagine comparativa ci sono Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara, e Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi. I pubblici ministeri Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza hanno invece ritenuto superflua l’acquisizione del DNA dei familiari della vittima, già ottenuto in passato.
Le reazioni non si sono fatte attendere.
L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha commentato con parole che lasciano trasparire una nuova speranza: «Questa è una tappa importante, ma ce ne saranno altre. Seguiremo da vicino lo sviluppo dell’inchiesta. L’ipotesi di una revisione del processo oggi è in secondo piano, ma ci aspettiamo che questa indagine possa davvero riscrivere la storia».
Di segno opposto il commento del legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, che ribadisce la fiducia nella verità giudiziaria già accertata: «Non ci opponiamo ad alcun accertamento, ma ci auguriamo che ogni nuova analisi venga letta in continuità con il lavoro già svolto. Altrimenti, si rischia di produrre risultati privi di senso».
Tizzoni ha poi espresso perplessità sulle recenti perlustrazioni dei canali nei pressi di Tromello, comune poco distante da Garlasco, rilanciando con una punta di sarcasmo: «Garlasco è piena di canali, anche vicino alla casa di Stasi. Perché non si è guardato anche lì? Meglio tardi che mai».
Con questo nuovo incidente probatorio, la giustizia tenta di fare luce su uno dei delitti più controversi e discussi della cronaca italiana. A distanza di quasi vent’anni, il caso Poggi continua a far parlare di sé, nel difficile equilibrio tra la verità processuale e l’ombra del dubbio.
