Roma – La campagna referendaria sui cinque quesiti promossi per l’8 e 9 giugno – incentrati su lavoro e cittadinanza – si sta consumando nel silenzio pressoché assoluto dei media. Una condizione che per Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Partito Democratico, rappresenta molto più di una semplice disattenzione: è, dice, un vero e proprio “sabotaggio della democrazia”.
Con una nota durissima, Ruotolo accusa il governo e il servizio pubblico radiotelevisivo di boicottare la partecipazione popolare. “Non passa giorno – afferma – senza che un esponente dell’esecutivo inviti apertamente all’astensione. È evidente: hanno paura che si raggiunga il quorum. Temono la voce dei cittadini”.
Il cuore della denuncia è rivolto alla Rai, definita ormai “Telemeloni” per la sua presunta subalternità politica. Secondo i dati ufficiali AGCOM, ai referendum è stato dedicato appena lo 0,62% degli spazi informativi sulla televisione pubblica. Una quota ancora più bassa per Mediaset, ferma a un misero 0,45%.
“È un silenzio assordante, un atteggiamento indecente e intollerabile – continua Ruotolo –. La Rai abdica alla sua funzione di servizio pubblico e si trasforma nel megafono dell’astensionismo di governo. L’obiettivo è chiaro: spegnere la partecipazione”.
Il parlamentare rilancia l’allarme democratico e invita i cittadini a non cedere all’apatia: “Votare è un dovere civico. Partecipare è resistere. Dobbiamo reagire a questa deriva pericolosa, che tenta di escludere il popolo dalle decisioni fondamentali”.
L’uscita di Ruotolo si inserisce in un clima politico teso, in cui le accuse di controllo dell’informazione e uso strumentale dei media pubblici tornano a occupare il dibattito, soprattutto in vista di appuntamenti cruciali come le consultazioni referendarie. Se l’informazione è un diritto – suggerisce la nota – allora l’assenza d’informazione è una forma di censura.
La polemica è destinata ad accendersi ulteriormente nelle prossime settimane, anche in virtù della soglia di validità referendaria: il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto. Un traguardo che, senza una corretta informazione e un adeguato coinvolgimento dell’opinione pubblica, rischia seriamente di restare fuori portata.
