ROMA – L’Italia ha raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL destinato alla Difesa, in linea con gli impegni assunti in sede NATO. Ma per il ministro Guido Crosetto, non si tratta di un punto d’arrivo, bensì di un passaggio cruciale in un percorso più lungo e strutturale.
«Il traguardo è stato raggiunto, come avevamo promesso. Ed è già un risultato importante. Ma il nostro obiettivo non è semplicemente centrare una cifra: vogliamo garantire all’Alleanza Atlantica le capacità operative che ci vengono richieste e, soprattutto, assicurarci di poter difendere efficacemente il nostro Paese», ha dichiarato il titolare del dicastero della Difesa.
Un obiettivo simbolico, ma non risolutivo
Il raggiungimento della soglia del 2% rappresenta un passaggio simbolicamente rilevante, richiesto con insistenza dagli Stati Uniti e ribadito in ogni vertice NATO come parametro minimo per contribuire all’equilibrio strategico dell’Alleanza. Ma Crosetto invita a non fermarsi alla mera percentuale.
«Non basta arrivare al 2% per poter dire di avere una Difesa pienamente efficiente – ha spiegato –. Abbiamo alle spalle decenni di sottofinanziamento, e ora dobbiamo recuperare un disavanzo accumulato negli anni. I nostri alleati americani non ci rimproverano il presente, ma il passato fatto di investimenti insufficienti. Per questo il lavoro da fare è ancora lungo».
La sfida delle capacità operative
Il vero obiettivo, secondo Crosetto, non è tanto il rispetto di un parametro macroeconomico, quanto la costruzione di una Difesa moderna, interoperabile e capace di rispondere alle sfide del presente: dal contrasto alle minacce ibride, alle operazioni di peacekeeping, fino alla sicurezza cibernetica.
«Non possiamo più pensare a una Difesa concepita su schemi obsoleti. Le guerre non si combattono solo con i carri armati, ma anche con i satelliti, i dati, le reti. Dobbiamo costruire una nuova architettura di sicurezza nazionale, e questo richiede tempo, risorse, ma anche visione strategica», ha sottolineato il ministro.
L’Italia e la NATO: un rapporto da rafforzare
Nel contesto internazionale attuale – con il conflitto in Ucraina ancora aperto, le tensioni in Medio Oriente e l’incertezza geopolitica globale – l’impegno dell’Italia in ambito NATO assume un valore sempre più centrale.
«La sicurezza collettiva è sicurezza nazionale – ha ribadito Crosetto –. Ogni euro investito nella Difesa non è una spesa, ma un’assicurazione sulla stabilità e la pace. E non dimentichiamo che dietro questi numeri ci sono lavoratori, tecnologie, imprese e innovazione: la Difesa è anche un volano industriale».
Il traguardo del 2% del PIL è solo l’inizio. Ora, secondo il ministro Crosetto, serve una strategia a lungo termine per trasformare quel numero in capacità concrete, colmando i ritardi del passato e portando l’Italia all’altezza delle sfide del futuro.
