Salerno – La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso una sentenza destinata a entrare nella storia della giustizia ambientale italiana: lo Stato italiano, la Regione Campania, il Comune di Salerno e l’ASL locale sono stati condannati per non aver tutelato il diritto alla salute e alla vita privata dei cittadini esposti all’inquinamento prodotto dalle Fonderie Pisano, nel quartiere Fratte di Salerno.
Una decisione che arriva dopo anni di battaglie, proteste e denunce da parte della comunità della Valle dell’Irno, e che rappresenta – come affermano gli attivisti – una vera e propria svolta epocale. “Questa sentenza sancisce la verità storica su un disastro ambientale rimasto impunito per troppo tempo. È il riconoscimento, finalmente ufficiale, delle nostre ragioni, della nostra lotta e del dolore che per decenni è rimasto inascoltato”, ha dichiarato Lorenzo Forte, presidente dell’associazione Salute e Vita, tra i promotori del ricorso alla Corte di Strasburgo.
La condanna si basa sulla violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. I giudici europei, in 49 pagine di motivazioni, hanno sottolineato come le istituzioni italiane non abbiano agito con la dovuta diligenza e tempestività per proteggere i cittadini dall’esposizione prolungata a fonti di inquinamento ben note e documentate.
“È una gioia che si mescola all’amarezza – prosegue Forte – perché questa sentenza arriva tardi, quando ormai molte delle persone che hanno combattuto per questo risultato non sono più tra noi. La dedichiamo a loro, ai defunti Antonella Todisco, Franco Calce, Vito Todisco e Palma Ferrara, vittime di patologie oncologiche, e a figure come il professor Pino Cantillo e il signor Ugo Di Concilio, firmatari del ricorso nel 2019, scomparsi prima di poter vedere questo giorno.”
Sabato 10 maggio, alle ore 11:15, presso il Bar Verdi Caffè Letterario in piazza Luciani a Salerno, si terrà un incontro pubblico per approfondire i contenuti della sentenza insieme ad alcuni dei 153 cittadini ricorrenti. Sarà l’occasione per entrare nel dettaglio del pronunciamento e discutere delle sue implicazioni, non solo sul piano giudiziario, ma anche sul fronte della responsabilità politica e amministrativa.
Per la Valle dell’Irno, questa sentenza non risana le ferite ambientali e sanitarie inflitte in anni di negligenza istituzionale, ma segna un punto fermo: la conferma, da parte di un tribunale internazionale, che i diritti fondamentali dei cittadini sono stati violati. E che chi aveva il dovere di proteggerli, ha fallito.
