Il governo israeliano ha approvato all’unanimità un nuovo e controverso piano per estendere l’offensiva militare nella Striscia di Gaza, intensificando il conflitto in corso e delineando uno scenario di occupazione prolungata del territorio palestinese. Il progetto, discusso in seno al gabinetto di guerra, prevede non solo il mantenimento della presenza militare israeliana nei territori conquistati, ma anche lo spostamento forzato della popolazione civile verso sud, l’interruzione sistematica dell’accesso agli aiuti umanitari per Hamas e operazioni militari mirate contro i combattenti palestinesi.
A preoccupare ulteriormente è l’avvertimento lanciato dallo stesso esercito israeliano: un’escalation delle operazioni potrebbe compromettere gravemente la sorte degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Intanto, i raid aerei delle ultime 24 ore hanno provocato almeno 19 vittime tra i civili palestinesi, aggravando una situazione umanitaria già al limite del collasso.
Il piano israeliano ha incontrato una ferma opposizione da parte delle Nazioni Unite. In un comunicato ufficiale, l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha espresso “profonda preoccupazione” per quella che definisce una “strategia pericolosa”, accusando Israele di utilizzare gli aiuti umanitari come strumento di pressione militare. Il documento denuncia come il piano violi i principi fondamentali del diritto umanitario internazionale, inducendo i civili a spostarsi verso aree altamente militarizzate per poter ricevere razioni alimentari e beni di prima necessità. “Così facendo — si legge nella nota — si mettono a rischio vite umane, inclusi gli operatori umanitari, e si contribuisce a consolidare lo sfollamento forzato”.
Sul fronte regionale, continua a far discutere l’attacco missilistico lanciato domenica dagli Houthi yemeniti contro l’aeroporto di Tel Aviv. Accuse incrociate coinvolgono l’Iran, ritenuto da Israele complice e ispiratore delle operazioni del gruppo sciita filo-iraniano. Tuttavia, il Ministero degli Esteri iraniano ha rigettato categoricamente ogni responsabilità, bollando come “del tutto infondate” le insinuazioni sul presunto coinvolgimento di Teheran.
La situazione nella Striscia di Gaza si complica ora su più livelli: militare, politico e umanitario. Con un piano che mira a un controllo più stringente del territorio e una pressione crescente sui civili, Israele sembra orientato verso una strategia di lungo periodo, che però rischia di inasprire ulteriormente la crisi regionale e suscitare nuove reazioni sulla scena internazionale.
