25 Ottobre 2026, domenica
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Tra le macerie di Gaza e le stanze ovattate di Muscat: il doppio volto della crisi mediorientale

Nel cuore di una tragedia umanitaria, mentre la fame dilaga tra le rovine, Iran e Stati Uniti riaprono il dialogo sul nucleare. Due mondi lontani, ma drammaticamente connessi.

Un silenzio irreale aleggia sulle rovine fumanti di Gaza. Polvere, lamiere contorte, corpi estratti a mani nude dai soccorritori. Sono almeno quattro i morti, ma la Difesa civile palestinese teme che sotto le macerie ci siano ancora più di trenta dispersi. Un’intera famiglia, forse, sepolta viva nel crollo di una casa colpita da un raid aereo nel sud della città.

Nelle stesse ore in cui il conflitto colpisce ancora, a migliaia di chilometri di distanza, nella quiete protetta della diplomazia, si aprono i lavori a Muscat. Le delegazioni di Iran e Stati Uniti si incontrano per il terzo round di colloqui sul nucleare. Due mondi paralleli: uno, devastato dalla guerra, l’altro, sospeso tra stretta di mano e minaccia.

A Gaza la vita si spegne anche per fame. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) ha esaurito tutte le scorte di cibo disponibili nella Striscia. Da oltre cinquanta giorni — era il 2 marzo — nessun camion con aiuti è riuscito a varcare i confini chiusi da Israele. I magazzini sono vuoti, gli ospedali al collasso, i bambini affamati.

Intanto, nell’eleganza sobria degli hotel di Muscat, si gioca una partita di nervi. L’Iran torna a chiedere la fine delle sanzioni economiche e garantisce la natura pacifica del suo programma nucleare. Washington, però, resta ambigua. Il presidente Donald Trump parla di “progressi”, ma non rinuncia a lanciare avvertimenti: senza un’intesa rapida, gli Stati Uniti potrebbero optare per la forza.

Le parole si scontrano, i segnali si moltiplicano, ma la fiducia resta fragile. Dietro ogni dichiarazione ufficiale si celano interessi divergenti, timori reciproci, pressioni incrociate. Ogni frase può aprire una breccia o chiudere una porta.

Sul tavolo c’è molto più che un programma atomico: c’è il futuro di un’intera regione, sospesa tra diplomazia e detonazione. E intanto, a Gaza, il tempo scorre al ritmo delle sirene e dei lamenti.

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