Viktor Orban alza nuovamente il tiro contro l’Unione Europea. Il primo ministro ungherese, noto per le sue posizioni fortemente euroscettiche, ha avviato una consultazione nazionale sull’eventuale adesione dell’Ucraina all’Unione. Un’iniziativa dal sapore referendario – sebbene priva di valore giuridico – che rientra nella ben nota strategia del premier di utilizzare il consenso popolare come strumento di legittimazione delle proprie scelte politiche.
Tutti gli elettori ungheresi stanno ricevendo per posta un modulo per esprimere la propria opinione sull’ingresso di Kiev nell’Ue. Una mossa che, più che interpellare democraticamente il popolo, sembra voler consolidare il fronte interno contro Bruxelles e, soprattutto, contro un avversario sempre più insidioso: Péter Magyar, ex alleato e oggi principale sfidante in vista delle elezioni del 2026.
Orban accompagna questa “consultazione” con una campagna mediatica aggressiva: giganteschi manifesti mostrano i volti della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con lo slogan “Non permettiamo che decidano al posto nostro!”. Un messaggio chiaro, pensato per alimentare la diffidenza verso le istituzioni europee e rafforzare la narrativa del “noi contro loro”.
In una lettera indirizzata agli elettori, il premier denuncia la volontà di Bruxelles di accelerare il processo di adesione ucraina “senza consultare i cittadini”. Un’accusa accompagnata dalla previsione apocalittica di pesanti ricadute sull’economia ungherese: danni all’agricoltura, perdita di posti di lavoro e tagli alle pensioni.
Non è la prima volta che Orban minaccia l’addio all’Unione. Durante un recente forum del partito Fidesz, ha dichiarato che “se l’Ue nel 2004 fosse stata come oggi, non è certo che l’Ungheria avrebbe fatto domanda di adesione”. E ha aggiunto: “Dovremo valutare se arriverà il momento in cui sarà più vantaggioso uscire che restare. Per ora, non ci siamo ancora. Ma quel momento potrebbe arrivare”.
Il messaggio è inequivocabile: se Bruxelles continuerà a muoversi in una direzione che Orban considera contraria agli interessi nazionali, Budapest potrebbe davvero prendere la via della Brexit danubiana. A rendere ancora più esplicita la minaccia, un post pubblicato dallo stesso premier su Facebook: l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, scrive, “potrebbe farci perdere tutto ciò che abbiamo costruito negli ultimi 15 anni, dai sussidi agricoli agli assegni familiari”.
Una posizione che preoccupa non solo a livello europeo, ma anche tra molti cittadini ungheresi che credono ancora nei valori fondanti dell’Unione: solidarietà, cooperazione e democrazia. Per questi ultimi, il passo coerente con le parole di Orban sarebbe uno solo: uscire davvero dall’Ue, ma restituendo anche i miliardi ricevuti da Bruxelles in questi anni – fondi che hanno contribuito, non poco, allo sviluppo dell’Ungheria.
In un’Europa attraversata da tensioni geopolitiche, sfide energetiche e cambiamenti climatici, la posizione del leader magiaro rischia di aprire una nuova, delicatissima frattura nel progetto europeo.
