2 Ottobre 2026, venerdì
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Migranti, la nave Libra salpa da Brindisi verso l’Albania con 40 a bordo

Partito un nuovo trasferimento verso il centro di Gjader: non solo richiedenti asilo, ma anche migranti irregolari destinatari di espulsione. Dubbi su trasparenza e legittimità del protocollo Italia-Albania.

Migranti, la nave Libra salpa per l’Albania: a bordo 40 stranieri dal Cpr di Brindisi

Ha lasciato il porto di Brindisi la nave Libra della Marina Militare, con a bordo 40 migranti diretti verso Gjader, il centro di permanenza e rimpatrio situato nel nord dell’Albania, allestito dal governo italiano in collaborazione con le autorità albanesi. Si tratta del quarto trasferimento previsto nell’ambito del controverso protocollo Italia–Albania.

A bordo non solo richiedenti asilo intercettati in mare, ma anche migranti irregolari già destinatari di un decreto di espulsione, come previsto dal nuovo decreto del 28 marzo, che ha ampliato la platea dei soggetti trasferibili nei centri oltreconfine. Una svolta significativa che mira a snellire i tempi delle procedure di rimpatrio e a decongestionare le strutture italiane.

La nave Libra, in viaggio verso l’addio all’Italia

Curiosamente, questo potrebbe essere l’ultimo viaggio sotto bandiera italiana per la nave Libra, prossima alla donazione alla flotta navale albanese, un passaggio simbolico nel rafforzamento dell’asse tra i due Paesi sulla gestione dei flussi migratori.

Il centro di Gjader — attualmente in grado di ospitare 48 persone, ma in via di ampliamento fino a 144 posti — rappresenta l’elemento cardine dell’accordo siglato lo scorso novembre tra Roma e Tirana. Collocato in una zona rurale e isolata, tra cave abbandonate e fattorie sparse, il centro è al centro di polemiche e interrogativi, tanto strutturali quanto giuridici.

I dubbi sul protocollo: “Più opacità che trasparenza”

Non mancano, infatti, le critiche da parte delle ONG e degli osservatori per i diritti umani. Francesco Ferri, attivista di ActionAid e membro del Tavolo Asilo e Immigrazione, ha recentemente visitato la struttura, denunciando “un livello crescente di opacità” nella gestione del centro e nelle informazioni fornite. “Con il cambio di destinazione d’uso — da luogo per i richiedenti asilo a struttura per l’espulsione di irregolari — la trasparenza sembra ulteriormente peggiorata”, ha dichiarato Ferri.

L’eco della Corte UE: “Gli Stati devono spiegare su quali basi classificano i Paesi sicuri”

Ad accendere ulteriormente il dibattito, proprio alla vigilia del nuovo trasferimento, è arrivato anche il parere dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Richard de la Tour, sul protocollo bilaterale. Pur ammettendo che uno Stato membro possa designare Paesi terzi come “sicuri” tramite atto legislativo, de la Tour ha precisato che tali decisioni devono essere trasparenti e verificabili, con l’obbligo di rendere pubbliche le fonti informative che ne giustificano la legittimità.

Il parere — non vincolante — fa comunque da preludio a una sentenza attesa tra fine maggio e inizio giugno, che potrebbe ridefinire il quadro giuridico della cooperazione tra Italia e Albania su questo fronte.

Il governo: “Più posti per i rimpatri, maggiore efficienza”

Sul versante istituzionale, il direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, Claudio Galzerano, ha ribadito in audizione alla Commissione Affari Costituzionali l’utilità strategica dell’accordo: “Se i Cpr funzionano, avere posti aggiuntivi all’estero è fondamentale per velocizzare le pratiche di riconoscimento consolare e quindi i rimpatri. Il centro albanese rappresenta un incremento del 15% dei posti disponibili a livello nazionale”.

L’intento del governo è quello di trasformare Gjader in una valvola di sfogo stabile del sistema di accoglienza italiano, troppo spesso al collasso. Ma le critiche sul piano dei diritti umani, della trasparenza e della coerenza con il diritto europeo restano aperte, in attesa di una definizione chiara da parte delle istituzioni sovranazionali. Nel frattempo, la nave Libra solca l’Adriatico, con a bordo una politica migratoria che continua a dividere.

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