3 Ottobre 2026, sabato
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La Corte d’Appello dell’Aquila annulla il concorso di colpa per le vittime del terremoto: “No al taglio dei risarcimenti”

A distanza di 16 anni dal sisma, la decisione ribalta la sentenza che aveva ridotto il risarcimento per le 24 vittime del crollo di via Campo di Fossa. Ora il danno è riconosciuto senza penalizzare le vittime.

A 16 anni dal devastante terremoto che nel 2009 sconvolse L’Aquila, una sentenza della Corte d’Appello ribalta la decisione che aveva suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica. La Corte, infatti, ha riformato la sentenza di primo grado, che attribuiva alle vittime del crollo di via Campo di Fossa una responsabilità del 30% nel determinare la propria sorte tragica, riducendo così i risarcimenti alle famiglie. Con la nuova pronuncia, i giudici hanno escluso in modo definitivo il concorso di colpa da parte delle 24 persone che persero la vita nell’edificio crollato durante la notte tra il 5 e il 6 aprile, restituendo giustizia alle vittime e ai loro cari.

La sentenza del tribunale civile di L’Aquila, emessa in primo grado nel 2022 e firmata dal giudice Monica Croci, aveva destato un grande scalpore, alimentando un acceso dibattito pubblico e culminando in una manifestazione in piazza, a difesa delle vittime. La corte aveva infatti applicato una riduzione del 30% sul risarcimento, ritenendo che le vittime avessero assunto un comportamento incauto, decidendo di rientrare nelle loro case o di non uscire dopo le prime due scosse avvertite la sera del 5 aprile, precedenti al devastante sisma delle 3:32 del mattino.

Tuttavia, l’interpretazione del tribunale di primo grado non aveva tenuto conto della situazione particolare in cui si trovava la città: una sequenza di scosse di assestamento si era manifestata nei giorni precedenti al terremoto, con intensità medio-bassa, tanto che la Commissione Grandi Rischi, incaricata di valutare la pericolosità del fenomeno, non aveva rilasciato alcun allarme chiaro, creando così un clima di incertezza tra la popolazione. L’idea che la gente avesse agito con negligenza appariva quindi priva di fondamento.

La Corte d’Appello, con la firma dei giudici Silvia Rita Fabrizio, Alberto Iachini Bellisarii e Marco Bartoli, ha invece rigettato la tesi del concorso di colpa, riconoscendo che le vittime non avrebbero potuto prevedere l’entità del sisma. I giudici hanno inoltre quantificato il danno economico in favore delle famiglie delle 24 vittime in circa 2,5 milioni di euro, un risarcimento che tiene conto della gravità della tragedia e del legame affettivo con le persone decedute.

“Questa sentenza ripristina la giustizia e restituisce dignità alle vittime e ai loro familiari”, ha dichiarato Simona Giannangeli, legale e consigliera comunale di L’Aquila Coraggiosa. “La decisione della Corte d’Appello è fondamentale per evitare che in futuro altre vittime di disastri naturali possano subire trattamenti analoghi, con responsabilità ingiustificate e danni economici aggiuntivi. Non possiamo permettere che il dolore delle famiglie venga amplificato da una giustizia che non riconosca la realtà dei fatti.”

A distanza di più di un decennio e mezzo dalla tragedia, questo pronunciamento segna un passo importante nel riconoscimento del diritto delle vittime a essere tutelate senza alcuna colpa attribuibile alla loro condotta. In un contesto ancora segnato dalla devastazione e dalla ricostruzione, questa pronuncia rappresenta un segno di speranza per chi ha vissuto quella notte tragica e per chi, giorno dopo giorno, cerca di fare giustizia per chi non c’è più.

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