Istanbul si risveglia nel caos politico dopo l’arresto di Ekrem Imamoglu, ex sindaco della metropoli turca, accusato di corruzione e sospeso dall’incarico. Il provvedimento, eseguito nelle prime ore del 19 marzo da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, ha scatenato un’ondata di proteste in tutto il Paese e acceso il dibattito sulla trasparenza della giustizia turca.
“Si è trattato di un’operazione politica, non legale”, ha denunciato Imamoglu in un messaggio pubblicato sul suo profilo X, sottolineando come il suo arresto sia avvenuto in un momento cruciale, a pochi giorni dalle primarie presidenziali del Partito Repubblicano del Popolo (Chp). Il suo intervento, carico di indignazione, ha trovato eco non solo in Turchia, ma anche sulla stampa internazionale. Il New York Times ha ospitato un suo editoriale, in cui l’ex primo cittadino ha ribadito la propria fiducia nella capacità del popolo turco di lottare per la giustizia e la democrazia.
Le reazioni non si sono fatte attendere: in diverse città turche, migliaia di cittadini sono scesi in piazza per esprimere solidarietà a Imamoglu e denunciare quello che considerano un attacco alla libertà politica. Analisti ed esperti vedono in questa vicenda l’ennesimo scontro tra l’opposizione e il governo di Recep Tayyip Erdoğan, in un clima già teso in vista delle prossime elezioni.
Il caso di Imamoglu si inserisce in un quadro più ampio di tensioni politiche in Turchia, dove le istituzioni giudiziarie vengono spesso accusate di essere strumentalizzate per colpire gli avversari politici. Resta da vedere se questo episodio si trasformerà in un boomerang per il governo, alimentando ulteriormente la mobilitazione popolare e internazionale a favore dell’ex sindaco di Istanbul.
