3 Ottobre 2026, sabato
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Cognome della madre ai figli: la proposta di Franceschini per un risarcimento storico

Il senatore del Pd, Dario Franceschini, avanza una proposta di legge che prevede l’adozione del solo cognome materno per i figli, come atto simbolico contro secoli di disuguaglianze di genere

Dopo secoli di tradizione patriarcale che ha imposto ai figli di portare il cognome del padre, arriva una proposta che potrebbe rivoluzionare le convenzioni familiari italiane. Dario Franceschini, senatore del Partito Democratico e ex ministro, ha annunciato di voler presentare al Senato una legge che prevede che i figli assumano esclusivamente il cognome della madre. “Si tratta di un risarcimento per un’ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle radici delle disuguaglianze di genere”, ha dichiarato Franceschini, sottolineando che questo cambiamento non solo mira a sanare una storica disparità, ma è anche un gesto forte di uguaglianza.

Secondo il senatore dem, la proposta è una soluzione semplice per evitare i conflitti generati dalla gestione dei doppi cognomi o dalla scelta tra quello del padre o della madre. “Dopo secoli in cui i figli hanno sempre preso il cognome del padre, è il momento di fare questo passo verso una maggiore parità”, ha spiegato Franceschini, sperando che la legge venga adottata senza ulteriori ostacoli.

Le reazioni politiche alla proposta

Non sono mancate le reazioni a questa proposta, che sta suscitando un acceso dibattito politico e culturale. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha commentato con cautela, sottolineando che “in Commissione sono molteplici le proposte che stiamo analizzando con scrupolo”. Tuttavia, ha anche dichiarato che la questione dei cognomi richiede di “trovare un punto di equilibrio che non renda nessun genitore invisibile”, facendo intendere la necessità di una soluzione che tenga conto delle sensibilità di tutti i genitori, sia madre che padre.

Da parte sua, Matteo Salvini ha ironizzato sulla proposta, scrivendo sui social: “Ecco le grandi priorità della sinistra italiana: invece del doppio cognome, togliere ai bimbi il cognome del padre! Ma certo, cancelliamoli dalla faccia della terra questi papà, così risolviamo tutti i problemi…”. Il leader della Lega ha così ritenuto che l’idea fosse una “genialata” priva di fondamento.

Fratelli d’Italia, attraverso le parole di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha respinto con forza la proposta, definendola una “provocazione irricevibile”. Mollicone ha affermato che questa proposta sarebbe un ribaltamento delle disuguaglianze che Franceschini stesso denuncia, suggerendo che, nel suo pensiero, si passerebbe dal patriarcato al matriarcato. “La legge già ammette che i figli possano portare entrambi i cognomi, padre e madre, in modo semplice”, ha dichiarato Mollicone, facendo presente che il sistema attuale permette una soluzione più equilibrata.

Sostenitori e critiche alla proposta

Tra i sostenitori, Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, ha espresso un parere favorevole alla proposta. “È un’idea interessante e condivisibile, che guarda molto in là. Certamente, sarà un percorso difficile, dato che non è stato facile far passare l’adozione del doppio cognome, ma si tratta di un passo simbolico potente”, ha dichiarato Zanella, aggiungendo che avrebbe valutato la possibilità di presentare una proposta simile alla Camera.

Anche Carlo Calenda, leader di Azione, non ha nascosto la sua irritazione, commentando seccamente: “Altre priorità non ne abbiamo? Boh”. Una posizione che dimostra quanto la proposta di Franceschini stia dividendo non solo la politica, ma anche la società italiana, dove il tema delle disuguaglianze di genere si intreccia con tradizioni radicate e resistenze culturali.

Un dibattito che continua

La proposta di Franceschini segna un momento significativo nella riflessione sul ruolo delle donne e sulla parità di genere, ma rappresenta anche un test per la politica italiana, che si trova a dover fare i conti con la modernizzazione delle leggi e la necessità di risolvere questioni simboliche ma fondamentali per l’equità sociale. Che sia un passo verso la parità o una provocazione, il dibattito sui cognomi è destinato a rimanere al centro del confronto pubblico nei prossimi mesi.

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