6 Ottobre 2026, martedì
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“Fumo del Vesuvio”: Smantellata Rete di Truffatori che Ingannavano gli Anziani

Un'indagine congiunta tra Procura e Carabinieri di Trieste ha portato alla luce un’organizzazione criminale che sfruttava la buona fede degli anziani per perpetrare truffe in tutta Italia.

Oggi, una conferenza stampa congiunta tra la Procura della Repubblica e il Comando Provinciale dei Carabinieri ha svelato i dettagli di una complessa operazione investigativa, denominata “Fumo del Vesuvio”, che ha smantellato una rete criminale responsabile di numerose truffe agli anziani, con un focus particolare sulla provincia di Trieste. L’indagine, che ha avuto inizio nella primavera del 2023, ha messo in luce un sistema organizzato e capillare che, sfruttando la solitudine e la vulnerabilità degli anziani, li raggirava attraverso inganni telefonici, e ha portato all’arresto di decine di individui.

Un fenomeno in crescita

Nel corso dei primi mesi del 2023, si era registrato un numero relativamente contenuto di truffe. Tuttavia, a partire dal mese di giugno, gli episodi hanno iniziato a crescere esponenzialmente, segnalando l’esistenza di una rete ben organizzata. Il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trieste ha quindi intensificato l’attività di monitoraggio e prevenzione, conducendo indagini mirate, che hanno portato alla scoperta di un sistema ben strutturato.

La svolta è arrivata con l’arresto di un individuo accusato di aver truffato una persona anziana a Prosecco. Da questo episodio, gli investigatori sono riusciti a ricostruire i ruoli all’interno della rete, individuando due donne provenienti dalla Campania che, arrivando in treno a Trieste, si occupavano di ritirare le somme sottratte alle vittime. La truffa, che si presentava sotto forma di un finto incidente stradale causato da un familiare, coinvolgeva un malintenzionato che, telefonicamente, si spacciava per un avvocato o un maresciallo dei Carabinieri.

La mente criminale dietro la truffa

Il 45enne arrestato, originario della Campania, ha fornito agli investigatori dettagli cruciali sul modus operandi della banda. In particolare, ha svelato come il sistema fosse organizzato in modo piramidale, con diverse figure che ricoprivano ruoli specifici. Al vertice della piramide ci sono gli organizzatori, responsabili della pianificazione delle truffe. Più in basso ci sono i “centralinisti”, che effettuano le telefonate alle vittime, e infine gli “esattori”, che si recano a casa delle vittime per raccogliere il denaro richiesto.

Gli esattori si spostavano nelle prime ore del mattino per raggiungere i luoghi stabiliti, dove attendevano le istruzioni per ritirare il denaro dalle vittime, spesso anziane e vulnerabili. Un aspetto particolarmente interessante emerso durante l’indagine è stato che gli esattori venivano pagati a giornata con una somma fissa di 150 euro, a prescindere dalla riuscita dell’operazione. Questo sistema di pagamento a giornata ha dimostrato la natura altamente organizzata e sistematica del gruppo.

Il supporto delle indagini a livello nazionale

L’inchiesta ha preso una piega importante quando è stato scoperto che la rete operava su vasta scala, non solo a Trieste, ma in tutta Italia. Le indagini hanno portato a un lavoro congiunto con i Carabinieri di Napoli, che hanno supportato le operazioni con informazioni vitali, consentendo di allargare il campo investigativo. Grazie alla collaborazione tra le forze dell’ordine delle diverse regioni, sono stati individuati ulteriori gruppi di truffatori, che operavano in zone come Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Marche.

Nel complesso, l’operazione ha portato all’arresto di 10 persone, mentre altre 29 sono state denunciate in stato di libertà. Sono state scoperte ben 38 truffe e recuperati circa 150.000 euro. Le indagini sono ancora in corso, con l’obiettivo di identificare e fermare i vertici della rete criminale, per porre fine a una serie di reati che hanno colpito in particolare le fasce più deboli della popolazione.

La rete di complicità e la prevenzione

L’indagine ha svelato la complessità del sistema, che non si limitava ai truffatori diretti, ma includeva una serie di complicità, tra cui la gestione di SIM telefoniche intestate a persone ignare, il noleggio di veicoli per le operazioni e la ricettazione dei beni rubati. Gli esattori, operando in loco, erano coadiuvati da una rete di supporto che comprendeva anche il reclutamento di manodopera occasionale per le operazioni.

La Procura della Repubblica e i Carabinieri hanno ribadito l’importanza di una stretta collaborazione con la cittadinanza per sradicare questo fenomeno. È fondamentale che i cittadini segnalino tempestivamente i tentativi di truffa e creino una rete di protezione per le persone più vulnerabili, come anziani e familiari fragili.

L’operazione “Fumo del Vesuvio” non solo ha interrotto un’organizzazione criminale che approfittava dei più deboli, ma ha anche messo in evidenza la necessità di un’azione preventiva più incisiva e di una maggiore consapevolezza da parte della comunità. Le istituzioni continuano a lavorare con impegno per combattere ogni forma di inganno e proteggere le persone più vulnerabili.

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