5 Ottobre 2026, lunedì
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Gaza, fine della tregua: raid israeliani uccidono oltre 330 persone. Le famiglie degli ostaggi accusano Tel Aviv

Israele intensifica i bombardamenti su Gaza, rispondendo al rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi. Le famiglie degli israeliani sequestrati accusano il governo di Netanyahu di non aver fatto abbastanza per salvarli. Il conflitto sembra entrare in una nuova fase di violenza.

La tregua a Gaza è ufficialmente terminata. Nella notte, Israele ha lanciato una serie di raid aerei su vasta scala nella Striscia, colpendo numerosi obiettivi lungo tutto il territorio. Almeno 330 palestinesi sono stati uccisi, secondo fonti locali, e il bilancio continua a salire. Il governo israeliano ha dichiarato che “le porte dell’inferno” si apriranno contro Hamas, accusato di aver rifiutato qualsiasi proposta di mediazione relativa al rilascio degli ostaggi, mentre la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo.

La situazione è peggiorata dopo che Hamas ha respinto ogni tentativo di trattativa per la liberazione degli israeliani sequestrati durante l’escalation di violenza. Israele, da parte sua, ha avvisato in anticipo gli Stati Uniti riguardo l’intensificazione degli attacchi, preparandosi ad affrontare una nuova fase di conflitto, dopo il fallimento degli sforzi diplomatici. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Se Hamas non rispetta le proposte, colpiremo duramente. Non faremo sconti ai terroristi”.

Mentre i bombardamenti proseguono, le famiglie degli ostaggi israeliani hanno lanciato gravi accuse contro il governo di Tel Aviv. Le vittime e i loro cari accusano Netanyahu e il suo esecutivo di “rinunciare alle loro vite” nonostante i ripetuti appelli per il loro salvataggio. L’esasperazione cresce mentre le trattative per il rilascio degli ostaggi sembrano arenarsi, e la sensazione di impotenza si diffonde tra le famiglie dei sequestrati.

Hamas, dal canto suo, ha dichiarato che gli ostaggi israeliani sono “condannati a morte”, alimentando ulteriormente il clima di terrore e incertezza. L’intensificarsi dei bombardamenti e le continue violazioni dei diritti umani stanno aggravando una situazione già drammatica per i palestinesi, mentre la comunità internazionale guarda impotente all’escalation.

Nel frattempo, il governo israeliano ha dato ordine di evacuare i palestinesi residenti nelle aree della Striscia confinanti con Israele, prevedendo possibili nuovi attacchi nelle prossime ore. L’escalation del conflitto è anche segnata dalla ripresa della coalizione politica che aveva visto l’abbandono del partito di destra ortodossa Otzma Yehudit, guidato dall’ex ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir. Dopo circa due mesi di tensione, Ben Gvir ha accettato di rientrare nel governo di Netanyahu, accogliendo favorevolmente l’intensificazione delle operazioni militari contro Gaza.

Questa nuova fase di conflitto sembra destinata ad avere ripercussioni devastanti, con un aumento esponenziale delle vittime e un ulteriore indebolimento degli sforzi di pace, che appaiono ormai sempre più lontani.

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