Il 9 marzo, Carmine Gallo, il cui nome era emerso nell’ambito dell’inchiesta milanese sulle presunte cyber-spie di Equalize, è stato trovato privo di vita nella sua abitazione di Garbagnate Milanese, dove si trovava agli arresti domiciliari dal 25 ottobre. Il suo decesso, inizialmente avvolto dal mistero, è stato oggetto di un’attenta indagine, e le prime conclusioni dell’autopsia, eseguita nelle ultime ore, sembrano dissipare gran parte dei dubbi.
Secondo i risultati preliminari, la morte di Gallo è stata causata da un infarto, e le analisi hanno confermato l’assenza di segni di violenza sul corpo, come punture o lesioni, che avrebbero potuto suggerire un coinvolgimento esterno. La Procura di Milano, pur accogliendo la diagnosi di morte naturale, aveva ordinato l’autopsia per escludere qualsiasi altra ipotesi e per fare chiarezza su quella che inizialmente era stata considerata una “morte sospetta”.
Tuttavia, per fugare ogni ulteriore incertezza e dare una risposta definitiva, sono stati disposti anche degli esami tossicologici, i cui risultati non arriveranno prima di alcune settimane. Questi test potrebbero aiutare a chiarire se la morte di Gallo sia stata davvero causata esclusivamente dall’infarto o se siano emerse altre sostanze che potrebbero aver avuto un ruolo.
La figura di Carmine Gallo, coinvolta in un’inchiesta di grande rilievo come quella sulle presunte attività di spionaggio digitale legate a Equalize, ha attirato l’attenzione non solo per il contesto in cui è avvenuto il decesso, ma anche per i possibili sviluppi futuri. Ora, con l’attesa per gli esami tossicologici, i magistrati intendono fare chiarezza su tutti gli aspetti che potrebbero emergere dalla morte di Gallo, cercando di rispondere alle domande rimaste senza risposta.
In attesa dei risultati definitivi, la vicenda resta seguita con attenzione, con l’obiettivo di far luce su tutte le circostanze che hanno condotto alla morte di un uomo coinvolto in uno degli scandali più discussi della recente cronaca giudiziaria.
