6 Ottobre 2026, martedì
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Blitz contro il clan dei Gaglianesi: 22 arresti tra Calabria, Lombardia e Veneto

Smantellata un'organizzazione mafiosa attiva dal 2014: accuse di estorsione, usura, rapine e truffe per centinaia di migliaia di euro. Sequestrate 12 attività commerciali e beni per 138mila euro.

Aggiornamento articolo

Un colpo durissimo alla criminalità organizzata è stato sferrato questa mattina dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro, che hanno eseguito un’operazione su vasta scala colpendo il clan dei “Gaglianesi”. Il blitz ha coinvolto anche le province di Monza e Brianza e Verona, dove sono stati arrestati diversi affiliati. L’ordinanza cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’arresto di 22 persone, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina, usura, lesioni personali, truffa, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Alcuni reati risultano aggravati dal metodo mafioso.

Dodici degli indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri dieci è stata disposta la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.

L’operazione è il frutto di un’indagine complessa e articolata, sviluppata nel corso di diversi anni e basata su intercettazioni, pedinamenti e riscontri investigativi. Le evidenze raccolte, pur nella fase preliminare delle indagini, hanno consentito di delineare la struttura e l’attuale operatività del clan, attivo a Catanzaro sin dal 2014 e strettamente legato alle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro. Il sodalizio, oltre a mantenere contatti con altre cosche calabresi, si sarebbe imposto con metodi violenti per il controllo del territorio.

Un impero criminale tra estorsioni, usura e truffe milionarie

Le indagini hanno permesso di ricostruire diversi episodi di estorsione ai danni di imprenditori, obbligati a versare tangenti o a rivolgersi esclusivamente a ditte compiacenti. Sono emersi inoltre numerosi casi di furti d’auto e il cosiddetto “cavallo di ritorno”, un metodo di racket in cui le auto rubate venivano restituite ai legittimi proprietari previo pagamento di un riscatto.

Il clan si sarebbe reso protagonista anche di attività di usura, approfittando delle difficoltà economiche di commercianti e imprenditori. Non mancavano atti di violenza, spesso perpetrati dalle nuove leve dell’organizzazione, per affermare il dominio criminale sulla città.

Tra i reati contestati figura l’intestazione fittizia di ben 12 attività commerciali, formalmente gestite da prestanome ma di fatto riconducibili al sodalizio mafioso. Inoltre, è stato scoperto un sofisticato sistema di truffe, del valore complessivo di oltre 400mila euro, realizzato tramite una società con sede in Lombardia, titolare di un supermercato. Questa società ordinava ingenti quantitativi di merce da fornitori di tutta Italia senza mai pagarli, per poi dirottare i prodotti in Calabria e rivenderli sottobanco.

Rapine spettacolari e sequestri milionari

L’indagine ha fatto emergere anche la responsabilità del clan in una tentata rapina ai danni di una banca di Catanzaro e nel supporto logistico a una delle più clamorose rapine della storia recente calabrese. Nel 2016, infatti, un gruppo armato assaltò il caveau della società di trasporto valori “Sicurtransport” utilizzando un mezzo cingolato per sfondare le mura e trafugando circa 8,5 milioni di euro in contanti.

Contestualmente agli arresti, sono scattati i sequestri: dodici attività commerciali riconducibili alla cosca sono state confiscate, così come una struttura su terreno comunale utilizzata per riunioni clandestine. Inoltre, è stato disposto il sequestro per equivalente di beni per un valore di 138mila euro, appartenenti a cinque indagati accusati di usura ed estorsione.

Il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e le accuse dovranno essere confermate nel corso del processo.

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