5 Ottobre 2026, lunedì
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Operazione “Scacco Matto”: Carabinieri sgominano un potente clan criminale con armi, droga e un tentato omicidio

Un’operazione congiunta porta all’arresto di cinque familiari legati da un intreccio di traffico di stupefacenti, armi da guerra e omertà, facendo emergere una vera e propria centrale del crimine.

Un’operazione complessa, sofisticata e decisiva quella messa in atto dai Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo (RC), coadiuvati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, dal Nucleo Cinofili di Vibo Valentia (VV) e dalla Compagnia di Desio (MB). Cinque persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia, sono state arrestate con accuse gravissime, che spaziano dal tentato omicidio alla detenzione e al traffico di stupefacenti, fino alla ricettazione e al possesso di armi da guerra.

L’operazione, frutto di una lunga e meticolosa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria sotto la direzione del Procuratore Giuseppe Lombardo, ha portato alla luce un pericoloso clan criminale, impegnato in traffici illeciti e gravemente radicato nel territorio. Si ricorda, però, che trattandosi di provvedimenti adottati durante la fase delle indagini preliminari, gli arrestati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Il delitto che ha avviato le indagini

La svolta delle indagini si è concretizzata il 9 ottobre 2024, quando un uomo, residente a Montebello Jonico, è giunto all’ospedale di Melito Porto Salvo con una ferita d’arma da fuoco al collo. La gravità della lesione ha richiesto un immediato trasferimento al reparto di Rianimazione dell’Ospedale G.O.M. di Reggio Calabria. La situazione critica ha fatto scattare l’allarme, e i Carabinieri hanno immediatamente avviato un’indagine per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

La ferita, prodotta da un’arma da fuoco, è stata analizzata nei dettagli: l’assenza di bossoli e la tipologia dell’ogiva estratta dal corpo della vittima hanno fatto subito emergere un indizio fondamentale: il colpevole avrebbe utilizzato una pistola a tamburo tipo Rivoltella. Questa scoperta ha indirizzato gli investigatori verso una serie di approfondimenti che li hanno condotti alla rete di contatti e alle relazioni della vittima.

Un’indagine condotta con meticolosità

Le indagini, che si sono estese per diversi mesi, sono state condotte con l’utilizzo di metodi tradizionali affiancati da sofisticate tecniche investigative. L’attività di intercettazione telefonica e ambientale ha rappresentato una risorsa determinante, consentendo agli inquirenti di mettere a fuoco l’entità e la portata del traffico illecito in corso.

L’indagine ha rivelato che la vittima del tentato omicidio aveva frequenti legami con alcuni degli arrestati, legami che si intensificavano attraverso l’acquisto di stupefacenti. Infatti, le intercettazioni telefoniche hanno documentato numerosi messaggi criptici, in cui si faceva riferimento alle “dosi” di droga acquistate, usando espressioni come “un bacino” o “due bacini”.

L’arsenale e il traffico di droga

Le perquisizioni effettuate nelle abitazioni e nei terreni degli indagati hanno fatto emergere un vero e proprio arsenale da guerra, nascosto con cura maniacale. Tra le armi sequestrate spiccano una pistola tipo Rivoltella, presumibilmente usata nel tentato omicidio, un fucile automatico AK-47 Kalashnikov con matricola abrasa, oltre a pistole, fucili, munizioni e esplosivi. Non meno rilevante è stato il ritrovamento di circa mezzo chilo di cocaina, dal valore di mercato di circa 150.000 euro, nonché 200 grammi di tritolo e una micidiale bomba carta da circa 1,2 kg, dotata di miccia.

Questi materiali erano occultati tra le pertinenze delle abitazioni e nei terreni circostanti, pronti per essere utilizzati. Un vero e proprio “fortino del crimine”, dove traffico di droga, armi da guerra e una fitta rete di omertà si intrecciavano sotto il controllo di una famiglia unita dalla solidarietà criminale.

Depistaggi e tentativi di ostacolare le indagini

Nonostante le evidenti prove raccolte, gli arrestati hanno tentato di depistare le indagini, spostando le armi e imponendo il silenzio ai propri familiari. Durante le intercettazioni è emerso chiaramente come uno degli indagati avesse impartito ordini espliciti alla figlia e al cognato affinché non rivelassero nulla agli inquirenti, impedendo loro di fornire informazioni cruciali per l’operazione.

Inoltre, gli investigatori hanno documentato tentativi di occultare ulteriori armi da guerra, non ancora rinvenute durante le perquisizioni.

Un colpo significativo alla criminalità organizzata

L’operazione, che si inserisce in un ampio quadro di contrasto alla criminalità organizzata, segna un importante passo nella lotta dello Stato contro il crimine. La smantellamento di questa potente rete criminale da parte dei Carabinieri di Melito Porto Salvo ha restituito un senso di sicurezza al territorio e ha confermato l’impegno costante dell’Arma nell’affrontare la delinquenza organizzata.

Il lavoro instancabile delle forze dell’ordine e la stretta collaborazione tra i vari reparti hanno permesso di decapitare un clan pericoloso, mettendo fine a traffici illeciti che minacciavano la tranquillità di tutta la zona.

Anche in questa fase, si ribadisce che, trattandosi di provvedimenti adottati nell’ambito delle indagini preliminari, la presunzione d’innocenza rimane un principio fondamentale fino a una eventuale sentenza definitiva.

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