Israele piange oggi il ritorno straziante delle salme di quattro ostaggi, le prime consegnate da Hamas dall’inizio della guerra. In un’atmosfera di dolore e rabbia, le bare sono state esposte su un palco allestito per l’ultimo saluto, simbolo di una tragedia che ha toccato l’intero Paese. Tra i caduti, i piccoli gemelli Bibas, divenuti icona della sofferenza nazionale, la loro madre e l’86enne Oded Lifshitz, rapito brutalmente dal kibbutz vicino al confine.
La consegna dei corpi è avvenuta nell’ambito dell’accordo per la tregua temporanea, mentre Hamas fa sapere di essere disposto a liberare in blocco gli altri ostaggi, se il cessate il fuoco dovesse consolidarsi. Tuttavia, le parole del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, lasciano poco spazio alla diplomazia: “Il cuore dell’intera nazione è in lutto. Hamas ha rapito, Hamas ha ucciso, Hamas sarà distrutto. Ci vendicheremo dei nostri nemici e garantiremo il nostro futuro”.
Il ritorno dei corpi ha riacceso il dibattito internazionale sulle prospettive di pace e sulle strategie militari di Israele, mentre il movimento islamista annuncia la prossima liberazione di sei ostaggi ancora in vita. Intanto, la tensione resta altissima e l’ombra della vendetta si allunga su un conflitto che continua a mietere vittime e a lasciare cicatrici profonde.
