Il nome e la voce del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono stati strumentalizzati da truffatori per estorcere denaro a noti imprenditori italiani. La modalità adottata dai malviventi è tanto semplice quanto diabolica: sfruttare l’immagine del ministro e l’utilizzo di tecnologie avanzate come il deepfake per clonare la sua voce e convincere le vittime a effettuare ingenti bonifici bancari. Una serie di denunce da parte di imprenditori ha portato l’attenzione della Procura di Milano su un caso che potrebbe nascondere una rete di truffe ben più ampia.
Le prime segnalazioni e le denunce
Tutto è iniziato con alcuni contatti telefonici a imprenditori facoltosi, ai quali sarebbe stato comunicato, apparentemente, che erano in corso negoziazioni per il rilascio di italiani sequestrati all’estero, principalmente giornalisti, attraverso il pagamento di un riscatto. I truffatori si sono spacciati per Crosetto o per membri del suo staff, promettendo il rimborso delle somme trasferite attraverso Bankitalia. In alcuni casi, l’escamotage si è spinto fino alla clonazione della voce del ministro, grazie all’uso di un software che ha creato un’imitazione estremamente realistica.
Come ha confermato lo stesso Crosetto, sono stati diversi gli amici e colleghi imprenditori a contattarlo, per esprimere preoccupazione riguardo a telefonate ricevute da una presunta segreteria del ministro. In uno degli episodi più clamorosi, una persona ha raccontato di essere stata coinvolta in una conversazione telefonica con un generale, che gli avrebbe chiesto di effettuare un bonifico significativo su un conto bancario a Hong Kong, come parte del pagamento di un riscatto. Questo tipo di raggiro è stato condotto in gran segreto, in modo tale da sembrare assolutamente autentico.
La rete di truffa
Le indagini hanno portato alla luce che le vittime dei truffatori sono principalmente imprenditori di alto profilo, tra cui nomi noti come Giorgio Armani, Patrizio Bertelli (marito di Miuccia Prada), Marco Tronchetti Provera, Massimo Moratti e altri membri delle famiglie industriali italiane. Le cifre richieste dai truffatori arrivavano a centinaia di migliaia di euro, talvolta anche milioni. In uno dei casi più gravi, un imprenditore milanese ha denunciato di aver trasferito un milione di euro in due pagamenti separati. Questo denaro sarebbe stato versato su conti esteri, presumibilmente per il pagamento di un riscatto, ma le indagini stanno cercando di fermare il flusso di denaro.
Il procuratore Giovanni Tarzia, insieme al procuratore capo Marcello Viola, ha avviato un’inchiesta con la collaborazione dei carabinieri del Nucleo investigativo per fermare i trasferimenti bancari e risalire all’identità dei truffatori. Al momento sembra difficile il blocco dei fondi già trasferiti, ma sono stati attivati canali internazionali di cooperazione per evitare che i soldi finiscano su conti difficili da rintracciare, in particolare quelli localizzati in Asia e in Europa.
Il coinvolgimento della tecnologia
Una delle particolarità di questa truffa è l’uso della tecnologia avanzata. La clonazione della voce di Guido Crosetto è stata resa possibile grazie a software di intelligenza artificiale, come il Voice Engine di OpenAI, che è in grado di riprodurre qualsiasi voce con un campione audio di soli 15 secondi. Sebbene OpenAI abbia limitato l’uso di questa tecnologia, molti altri strumenti simili sono disponibili, e i truffatori hanno sfruttato la tecnica del deepfake audio per rendere le loro richieste ancora più credibili.
In questi casi, le voci artificiali vengono spesso utilizzate per convincere i familiari di una persona che è stata rapita, inducendoli a pagare un riscatto. Le vittime si trovano così a fronteggiare richieste urgenti e pressanti che, a causa della somiglianza della voce e delle informazioni accurate in possesso dei malviventi, sembrano provenire dalle persone a loro più vicine.
La risposta delle autorità
Oltre all’intervento delle forze dell’ordine, anche la Banca d’Italia ha emesso una nota per mettere in guardia il pubblico su tentativi di truffa che utilizzano indebitamente il nome e il logo della banca stessa. La richiesta di denaro per liberare presunti rapiti è una delle modalità più comuni adottate dai truffatori, che cercano di approfittare della credibilità di enti come Bankitalia. L’istituto ha invitato tutti a non rispondere a tali richieste e a denunciare ogni tentativo alle autorità competenti.
Nel frattempo, il ministro Guido Crosetto ha messo in guardia la popolazione attraverso i suoi canali social, esortando a essere particolarmente cauti nelle comunicazioni e a diffidare dalle richieste improvvise di denaro. Inoltre, suggerisce l’adozione di precauzioni, come l’uso di codici segreti familiari o di applicazioni di sicurezza, per evitare che le truffe possano avere successo.
Conclusioni
Questo caso evidenzia l’allarmante evoluzione delle tecniche di truffa, che combinano la manipolazione psicologica con le potenzialità della tecnologia. I truffatori, attraverso l’uso di nomi autorevoli e la clonazione delle voci, sono riusciti a ingannare imprenditori e famiglie influenti, cercando di estorcere loro enormi somme di denaro. Sebbene le indagini siano ancora in corso, l’invito delle autorità è chiaro: diffidare sempre da richieste urgenti e sospette, e attivarsi prontamente per proteggere sé stessi e i propri cari.
