6 Ottobre 2026, martedì
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Putin e Trump: il gelo iniziale e la sfida del dialogo

Tra speranze di distensione e segnali di tensione, il Cremlino si trova di fronte alla difficoltà di comprendere la vera direzione della politica estera americana.

A cura di Dario Ricci

Tre giorni prima dell’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, Vladimir Putin aveva già gettato le basi per un possibile avvicinamento tra Mosca e Washington. Durante una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza russo, il presidente russo, con un tono inusualmente conciliatorio, aveva rivolto i suoi auguri al nuovo inquilino della Casa Bianca. Un gesto che i media russi hanno paragonato alla famosa “svolta dialogante” di Nikita Krusciov, negli anni più tesi della Guerra Fredda, suggerendo alte aspettative per una distensione nelle relazioni tra le due potenze.

Il Cremlino aveva deciso di lanciare un messaggio di benvenuto in grande stile, facendo preparare e diffondere dichiarazioni ufficiali attraverso i canali mediatici statali, per pavimentare la strada a un possibile dialogo costruttivo. Mosca sperava in una risposta altrettanto positiva da parte di Trump, ma ciò che è arrivato è stato un colpo a sorpresa: il presidente americano ha minacciato nuove sanzioni contro la Russia, un gesto che ha immediatamente spento le speranze di un’apertura rapida. In pochi giorni, il clima disteso è stato sostituito da un ritorno al pragmatismo e alla diffidenza, con la Russia che ha dovuto fare i conti con l’incertezza della politica estera del nuovo leader americano.

Per Konstantin Kosachev, senatore e vicepresidente del Consiglio della Federazione, la minaccia di sanzioni è solo una tattica negoziale. Secondo Kosachev, Trump ha fatto della risoluzione del conflitto in Ucraina una priorità, ma la sua amministrazione è condizionata dalla presenza di consiglieri che vedono qualsiasi apertura verso Mosca come una sconfitta per l’Occidente. “Alla fine, però, Trump dovrà sedersi al tavolo con noi se vorrà ottenere risultati concreti”, ha dichiarato, suggerendo che l’approccio duro potrebbe essere solo una fase iniziale di una futura distensione.

Anche Leonid Slutsky, presidente della Commissione Esteri della Duma, ha sottolineato la disponibilità della Russia al dialogo, a patto che esso sia basato sulla reciprocità e sul rispetto. “Il nostro presidente ha ribadito la sua volontà di discutere, ma le minacce unilaterali di Trump non sono un vero passo verso la risoluzione della crisi. Attendiamo proposte concrete”, ha affermato in un’intervista a RIA Novosti. Slutsky ha lasciato intendere che la Russia non accetterà semplici dichiarazioni di principio senza azioni tangibili.

Mikhail Rostovskij, editorialista del Moskovskij Komsomolets e osservatore vicino al Cremlino, ha espresso una certa fiducia nella possibilità di dialogo tra i due leader. “Alla fine, prevarrà la chimica personale tra Putin e Trump. Entrambi si rispettano e si vedono come figure di spicco. È solo questione di tempo prima che questa stima reciproca porti a risultati concreti”, ha scritto, indicando che l’interazione tra i due leader potrebbe essere la chiave per un possibile miglioramento delle relazioni bilaterali.

Non tutti in Russia sono però ottimisti riguardo a un futuro dialogo con gli Stati Uniti. La galassia ultranazionalista, spesso messa ai margini dai media ufficiali, ha visto con favore la durezza di Trump. Il sito Tsargrad, legato all’oligarca ultraconservatore Konstantin Malofeev, ha celebrato la fermezza del presidente americano, definendo le sue parole come un “colpo definitivo” al cosiddetto “partito della pace” in Russia. “Trump ha scelto di mantenere una dialettica muscolare, e questo non può che essere positivo”, si legge in un editoriale, suggerendo che la Russia potrebbe apprezzare una linea più dura piuttosto che un atteggiamento accomodante.

La risposta di Trump ha messo in luce la sua natura imprevedibile, un tratto che già i media russi avevano notato nei giorni precedenti. Il Cremlino aveva sperato in un’apertura rapida e inequivocabile, ma si è ritrovato di fronte a una minaccia di sanzioni che ha complicato ulteriormente la situazione. Ora Mosca è chiamata ad attendere le mosse concrete della nuova amministrazione americana, con la consapevolezza che le relazioni con Washington potrebbero seguire strade imprevedibili e segnate da continui rialzi e ribassi diplomatici.

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