A cura di Daniela Avallone
La Corte d’Appello di Genova ha scritto un nuovo capitolo nella complessa vicenda dell’aggressione al giornalista Stefano Origone, avvenuta il 23 maggio 2019 durante gli scontri tra manifestanti antifascisti e forze dell’ordine in piazza Corvetto. Con una sentenza che segna una svolta, i giudici hanno condannato quattro poliziotti del reparto mobile di Genova a un anno di reclusione ciascuno per lesioni volontarie aggravate. Tuttavia, le pene sono state sospese condizionalmente.
Un’aggressione in pieno giorno
La vicenda risale a una giornata di forte tensione a Genova. Centinaia di manifestanti antifascisti si erano radunati per protestare contro un comizio organizzato da Casapound, e la piazza si era trasformata in un teatro di scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Tra loro, Stefano Origone, giornalista di Repubblica, presente per documentare gli eventi.
Origone fu vittima di un pestaggio brutale: colpito con calci e manganellate dai quattro agenti, subì gravi lesioni, tra cui fratture alle costole e un trauma cranico. Nonostante fosse chiaramente identificabile come giornalista e non avesse opposto alcuna resistenza, l’aggressione proseguì senza giustificazione, suscitando indignazione e un acceso dibattito sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine.
Un processo lungo e complesso
La sentenza di oggi arriva dopo un iter giudiziario travagliato. In primo grado, i quattro poliziotti erano stati condannati a una multa di 2.582 euro ciascuno per lesioni colpose. Tuttavia, la Cassazione, accogliendo i ricorsi della procura generale e dello stesso Origone, aveva annullato quella decisione, imponendo un nuovo processo.
Nel giudizio d’appello bis, i giudici hanno rivisto la qualificazione giuridica del reato, passando da lesioni colpose a lesioni volontarie aggravate. Durante il procedimento, i quattro agenti avevano optato per il rito abbreviato, mentre il sostituto procuratore generale Alessandro Bogliolo aveva chiesto pene differenziate: nove mesi per due imputati e un anno e due mesi per gli altri.
Le reazioni e il futuro del caso
Stefano Origone, presente in aula, ha accolto con sollievo la nuova sentenza. “Stavo solo facendo il mio lavoro e non avevo alzato un dito contro nessuno. I giudici hanno riconosciuto che quanto accaduto non poteva essere considerato un eccesso di legittima difesa,” ha dichiarato.
Nonostante il passo avanti verso la giustizia, la vicenda non è ancora conclusa. Gli avvocati difensori dei poliziotti, Paolo Costa, Rachele De Stefanis e Alessandro Vaccaro, hanno già annunciato l’intenzione di presentare un nuovo ricorso in Cassazione. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni, e il caso potrebbe prolungarsi ulteriormente.
Un simbolo di tensioni irrisolte
L’aggressione a Stefano Origone non è solo una questione giudiziaria, ma anche un simbolo della delicata relazione tra libertà di stampa e gestione dell’ordine pubblico. L’episodio ha scosso l’opinione pubblica, evidenziando l’urgenza di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, anche in contesti di alta tensione.
Questa sentenza rappresenta un passo importante nella ricerca della verità, ma lascia aperta una domanda cruciale: quante altre vicende simili attendono ancora di emergere? La strada verso la giustizia e la trasparenza resta lunga, ma il caso Origone è un monito potente per tutti.
