15 Aprile 2024, lunedì
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BIPOLARISMO, POPULISMO E SOVRANISMO: quale futuro ci aspetta

A cura del Prof. Avv. Giuseppe Catapano

L’Italia non può permettersi di affrontare una circostanza storica come quella che stiamo drammaticamente vivendo, pregna di rischi esiziali, con una maggioranza e un’opposizione minate da contraddizioni insanabili.L’esecutivo è guidato da chi, solo fino a 2-3 anni fa, si definiva sovranista e guardava con simpatia alla Russia di Putin e con spregio all’Europa. Al netto di qualche incoerenza (vedi il rapporto con Orban), ha cambiato idea e non c’è che da esserne soddisfatti. Ma la posizione tenuta da Meloni, che ha fatto argine alle primordiali pulsioni del resto del suo partito, e quella “coerente” di Forza Italia, non sono sufficienti – né politicamente né numericamente – ad assicurare la necessaria stabilità e l’indispensabile forza al governo, in presenza di una posizione “spuria” come quella di Salvini. In ballo non c’è solo la vicinanza a Putin in un momento in cui, cercando di annettersi l’Ucraina, tenta di ricostruire l’Unione Sovietica se non addirittura il vecchio impero zarista allungando le mani sull’Europa. Cosa che di per sé sarebbe più che sufficiente per una crisi di governo. No, qui c’è anche un’inaccettabile visione di quello che è uno Stato di diritto (votazioni libere, rispetto delle minoranze e di tutte le opinioni, libertà di stampa). Né è sufficiente, anzi è un insulto alla politica e all’intelligenza dei cittadini, raccontare che quel che conta è che la Lega ha sempre approvato i provvedimenti del governo: non è accettabile che con una mano si votino gli aiuti all’Ucraina e con l’altro si agiti la propaganda putiniana. Infine, c’è in ballo una questione squisitamente politica: la coalizione è nata con Fratelli d’Italia a destra e Lega e Forza Italia a contendersi lo spazio moderato. Ora, però, Salvini si colloca vieppiù sul crinale di una destra radicale e anti-europeista, oltre che putiniana e trumpiana, alleandosi a livello continentale con quanto di peggio ci sia, tanto che persino una come Marine Le Pen si sgancia da lui nel tentativo, simil meloniano, di riposizionarsi verso il centro per fare meglio concorrenza a Macron. Ma questa mossa così spregiudicata, che va ben al di là della fisiologica rivalità politica, fino a che punto può essere tollerata in nome della tutela dell’unità – a questo punto fittizia – della coalizione?

Per uscirne, è evidente che occorre produrre una rottura netta di questo sistema. Finora gli unici momenti di cesura sono stati i due governi tecnici, Monti e Draghi, ma non avendo un disegno politico, si sono rilevati non all’altezza. Ci devono dunque pensare le forze politiche, quelle esistenti o quelle da creare, purché siano guidate dall’idea non più di dividersi il consenso del 50% degli italiani che vanno a votare, ma di riconquistare la metà che resta a casa, disgustata e disillusa. Fin qui ha frapposto un vincente resistenza alla frattura quello che io chiamo “PTPS”, il partito trasversale populista e sovranista. E la società, o meglio quella metà che ancora si reca alle urne, gli è andata dietro. Ma adesso i margini per alimentare il tumore populista non ci sono più. Si sono esauriti gli spazi economici, e quindi la spesa pubblica è una leva sempre usabile. Ma soprattutto, è il pericolo “guerra” che imporrà alla politica, pena il suo definitivo fallimento, di cambiare registro. Potrà sembrare paradossale, ma è così: la questione più divisiva, sarà la questione che imporrà alleanze fin qui inimmaginate o comunque ritenute impossibili. Da un lato chi si assume l’onere di gestire responsabilmente la nostra presenza nel campo occidentale, che capisce e spiega agli italiani, senza infingimenti, che dobbiamo attrezzarci, culturalmente e praticamente, a difenderci da un nemico che non manca di palesare la sua aggressività ma che molti faticano a percepire come tale. Chi vuole che l’Europa sia pronta, con una difesa e un esercito comuni, specie se l’eventuale elezione di Trump indurrà gli Stati Uniti ad abbandonare la Nato o comunque imporrà al Vecchio Continente a fare da solo, dopo decenni di comoda protezione americana. E dall’altro lato, chi predica il pacifismo a senso unico, magari chiedendo a Zelensky di alzare bandiera bianca, o addirittura parteggia per Putin, apertamente o con bugiarda furbizia. Se si spaccheranno le coalizioni e i partiti stessi, magari generandone di nuovi, dividendosi lungo questa decisiva linea di faglia, sarà un bene. Naturalmente sempre che prevalga – ma ne sono sinceramente convinto – il fronte autenticamente euro-atlantico. Se invece il PTPS continuasse nonostante tutto a prevalere, finendo per imprigionare nella loro codardia tutti coloro che non vorrebbero farne parte ma non hanno il coraggio di rompere il gioco, allora per il nostro paese – così come per l’intera Europa, visto che questo discorso vale anche per tutti gli altri paesi continentali – saranno tempi drammaticamente bui. Che Dio non voglia.

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