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Galleria Borghese: programma

A cura di Carla Cavicchini

Roma, 7 febbraio 2024. La prima opera conosciuta di un Maestro del Barocco spagnolo, le grandi sculture realizzate negli anni Novanta da Louise Bourgeois, la relazione tra poesia e arti visive tra Rinascimento e Barocco: sono questi i temi delle mostre che Galleria Borghese presenta nel suo programma 2024, tutte accompagnate da un percorso di approfondimento capace di restituire al pubblico non solo le tante stratificazioni dei progetti espositivi, ma anche la ricchezza di una collezione che, da secoli, si presta a letture sempre diverse, grazie al confronto con opere provenienti da altre istituzioni, nazionali e internazionali, o con interventi di artisti e artiste contemporanee.

Il programmasi apre in primavera, dal 25 marzo al 23 giugno 2024, con l’esposizione del dipinto Donna in cucina con Cena di Emmaus – la prima opera conosciuta di Diego Velázquez (1599-1660) proveniente dalla collezione permanente della National Gallery of Ireland – e allestito nella Sala del Sileno che ospita i dipinti di Caravaggio.

La mostra è pensata come un focus di ricerca in cui la stessa scelta allestitiva apre automaticamente il confronto tra l’opera di due Maestri assoluti del Barocco: Velázquez è un artista internazionale, che visita Roma per ben due volte nel corso della vita e che, come Rubens, cui il museo ha da poco dedicato una mostra, fa parte di quella schiera di artisti stranieri che dalla città e dai suoi maestri traggono insegnamento e ispirazione.

Considerato il più grande pittore spagnolo del suo tempo, Diego Velázquez inizia la sua carriera nella nativa Siviglia per diventare poi il principale artista della corte di Filippo IV a Madrid. Nell’opera protagonista della mostra, Velázquez dipinge Cristo che appare ai suoi discepoli a Emmaus sullo sfondo, lasciando il primo piano a una servetta che lavora in cucina: un’inversione di soggetti ispirata direttamente a pittori fiamminghi come Pieter Aertsen.

Il confronto tra Donna in cucina con Cena di Emmaus e La Madonna dei Palafrenieri (1605), Il giovane con canestra di frutta (1595 c.a), il San Giovanni Battista (1609-10), David con la testa di Golia (1606-7/1609-10) e Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato) (1595 c.a) di Caravaggio presenti nella Sala si presta a letture che rivelano prospettive inedite di critica e approfondimento, collocando la mostra in quel filone dedicato allo sguardo degli artisti stranieri sulla Città Eterna cui il museo dedica da tempo una parte consistente della sua ricerca.

Dal 20 giugno al 15 settembre 2024 l’arte contemporanea torna protagonista di un nuovo dialogo tra passato e presente con: Louise Bourgeois: Ricordati di me. La Galleria porta per la prima volta a Roma una mostra di una delle artiste più influenti degli ultimi decenni. Il progetto espositivo ruoterà attorno alle Cells ( Celle) – una serie di spazi architettonici creati nell’arco di due decenni, capaci di unire dimensioni monumentali all’esplorazione di microcosmi individuali – messe in dialogo con i capolavori della collezione. Le gabbie metalliche di Louise Bourgeois custodiscono oggetti e sculture legati a ricordi e sensazioni: sono dispositivi della memoriaindividuale e collettiva, ritratti di stati emotivi che si muovono liberamente dalla sfera privata a quella sociale. Anche in questa occasione, come nel caso della mostra di Giuseppe Penone nel 2023, il rapporto tra arte antica e contemporanea diventa il fulcro di una conversazione ideale tra Maestri di epoche e provenienze diverse. Le installazioni rappresentano ciò che la Galleria incarnava per Scipione Borghese: scrigno di tesori personali e custode di un’eredità che va costantemente coltivata e attualizzata, favorendo nuove possibili modalità di lettura della storia dell’arte e del museo stesso.

Chiude la stagione espositiva, dal 12 novembre 2024 al 9 febbraio 2025 la mostra La poesia e la pittura. Giovan Battista Marino e le arti “sorelle. Il progetto, dal taglio inedito, esplora le relazioni possibili tra le arti, intrecciando lo sguardo sull’arte e le predilezioni figurative del poeta barocco Giovan Battista Marino con la collezione di Scipione Borghese, composta a partire dai primi decenni del Seicento. La mostra prende ispirazione in particolare dall’opera La Galeria scritta da Marino nel 1619, che in 624 componimenti poetici, divisi tra Pitture e Sculture, traccia un gioco di rispecchiamenti e di continua sfida espressiva con opere d’arte reali o immaginarie.

La poesia e la pittura. Giovan Battista Marino e le arti “sorelle ”, nel quadro eccezionale della Galleria Borghese, vuole rileggere la figura dell’artista come osservatore d’arte, amico di artisti e collezionista, ma anche evidenziare le relazioni tra poesia e pittura, sacro e profano, letteratura, arte e potere nella stagione del primo Seicento. Grazie alla traccia offerta dai componimenti di Marino, la mostra disegna un percorso nella grande arte tra Rinascimento e Barocco, da Tiziano a Veronese, da Correggio a Parmigianino, da Caravaggio a Reni, da Rubens a Poussin, celebrando insieme il più grande poeta italiano del Seicento e la sua “meravigliosa” passione.

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