22 Maggio 2022, domenica
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Convegno a Corigliano Rossano: Intervista al presidente Forum Famiglie Calabria Claudio Venditti

Grande evento a Corigliano Rossano, Tavolo rotondo del tema : fede e Giustizia: San Francesco e Rosario Livatino, esempi di virtù”.A tal proposito abbiamo intervistato Dott.Claudio Venditti, il Presidente Forum famiglie Calabria, nonché uno dei relatori all’evento di oggi 21 aprile 2022.A cura di Ionela Polinciuc

Grande evento il 21 aprile a Corigliano Rossano. Tavola rotonda dal tema: “ Fede e Giustizia”, ci può dare più informazioni?

Non esistono evidenze che collegano la vita di San Francesco con Rosario Livatino e la devozione a San Francesco da Paola. Certo sono Santi e Beati e quello che mi preme sottolineare, è la loro proiezione all’esterno, la loro testimonianza di vita che hanno donato agli altri. Il vissuto familiare ha contribuito molto. Sono poi, possiamo dirlo anche con un certo orgoglio, uomini del Sud, Santi del Sud, testimonianze del sud, che hanno saputo, con la loro generosità, incarnare i valori. Lo hanno fatto nella quotidianità e nella vita dapprima come “santi della Porta accanto”. Mi sia allora consentito di coniugare lo stemma “Charitas di San Francesco con la scritta che gli inquirenti hanno trovato nelle agende del giudice. Gli investigatori impiegarono mesi per decodificare l’acronimo “S.T.D.”, e inizialmente lo avevano scambiato per un codice segreto. Alla fine si scoprì che si trattava di un constante affidamento che Livatino faceva a Dio: le tre lettere stavano per “Sub Tutela Dei” (sotto la protezione del Signore”). Charitas e STD sono principi ispiratori della loro vita e segno di una spiritualità profonda e di una grande sete di equità e giustizia!

Lei come presidente forum famiglie Calabria, come pensa che sia possibile uscire da questo tunnel di confusione creato prima dal coronavirus e adesso dalla guerra?

Oggi dobbiamo avere il coraggio di parlare della bellezza della famiglia che dobbiamo rendere un capolavoro. Certamente la famiglia non è tutto rose fiori e non è quella del “Mulino Bianco”! Però, dobbiamo invertire la rotta dell’inverno demografico che è stato tristemente certificato da ISTAT. I dati recenti del report “Natalità e fecondità della popolazione” dicono che nel 2021 all’anagrafe sono stati iscritti 399 mila bambini, nel 2021 ancora in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che certifica l’ennesimo traguardo storico del record di minore natalità. Solo nel primo dopoguerra ci furono meno nascite! In Calabria la situazione è in linea, se non più grave, di quella nazionale e ad essa si aggiunge lo spopolamento dei comuni e delle aree interne con i giovani che lasciano la Calabria e vanno altrove per lavoro/studio e poi formano la famiglia che molto spesso viene raggiunta dalla famiglia di origine. Una profonda ingiustizia! Numeri spaventosi, che non ci possono lasciare indifferenti. Lacrime nella pioggia. Su questo tema le parole non bastano più! Il crollo demografico sta già facendo sentire i suoi effetti, in particolare sulle nuove iscrizioni ad esempio alla Scuola Primaria, come dimostrano i dati. La denatalità e il calo demografico sono la nuova questione sociale.

Le famiglie italiane sono prive di forze economiche e mentali, considerando anche i numerosi casi di depressione ed isolamento, cosa ha da dire al riguardo?

Mi viene in mente il neologismo “la restanza” del nostro antropologo Vito Teti che ci invita a creare le condizioni per restare in Calabria. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Oggi dobbiamo sviluppare politiche a favore dei giovani per fargli sperimentare  opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che i nostri luoghi possono essere vivibili . Non dobbiamo sottovalutare la situazione, convinti che tanto ancora c’è tempo. Ce ne accorgeremo tra pochi anni. Non appena le famiglie, che sono l’unico vero ammortizzatore sociale di questo Paese, non riusciranno più a far fronte a un disabile in casa. A un anziano sempre più anziano. A un problema sanitario cronico. Tra qualche anno, il nostro Paese rischia di essere un grande ospizio. Senza futuro. Con un radioso e glorioso passato. E un presente mediocre. Non è giusto che i nostri figli vanno all’estero, e che emigrino per necessità. Andranno a pagare il debito pubblico di un Paese. Non riusciamo a fare squadra. La famiglia non è un malato da curare, ma la cura del malato. Occorre un cambio di mentalità. Una nuova narrazione della famiglia: non più problema, ma risorsa. La startup delle startup. L’impresa che produce risparmio. La famiglia non può scioperare. Si fa carico dei malati di Alzheimer Quelli che accolgono i bimbi con la Sindrome di Down perché ogni persona è degna. Quelli che prendono in affido quei bambini che non vuole nessuno. Quelli capaci di trasformare uno scarto in un figlio. Nel periodo pandemico le famiglie hanno fatto di tutto: Tenere i figli a tempo pieno, diventare insegnanti e assistenti informatici, nel frattempo lavorare in smart-working e poi fare la spesa anche per genitori e anziani, o la riabilitazione per un parente disabile non più assistito dai centri chiusi per l’emergenza, hanno fatto da insegnanti ed infermieri. Ecco allora una famiglia laboratorio di convivenza, luogo di vita e di crescita delle relazioni intergenerazionali. Non ne possiamo fare a meno! E senza paraocchi ma con lo sguardo aperto.

Dopo l’evento del 21 aprile cosa si augura che cambi al più presto?

Avremmo bisogno di coesione e invece, siamo perennemente in guerra con noi stessi. Non riusciamo a fare il salto di qualità. Perché pensiamo che il Bene Comune sia la somma degli interessi particolari. L’interesse delle imprese, più quello delle banche, più quello dei sindacati, più quello dei media, più quello delle associazioni, più quello delle famiglie, più quello degli immigrati, più quello dell’Europa… uguale “il bene comune”. Magari… basterebbe tirare una linea e fare una somma. Ma non è così che funziona. Il Bene Comune è il salto di qualità che ci manca. Il denominatore comune da cui ripartire. Oltre gli schieramenti. Oltre le differenze. Oltre i partiti. Oltre il Nord e il Sud, che da troppo tempo vanno per conto loro. Oltre gli interessi solo militari e gli armamenti. Il singolo non può raggiungere mai la felicità individuale perché l’unica felicità possibile è quella collettiva. La felicità sociale si chiama giustizia, che non è qualcosa di già dato, ma qualcosa che bisogna costruire giorno per giorno. Questa tensione verso la giustizia caratterizza tutta la vicenda umana, senza questa idea di giustizia non può esistere la libertà, non può esistere la felicità, non può esistere il progresso.Come Forum Famiglie sosteniamo che urge un Patto per la Natalità. Come Forum nazionale, il 12 e 13 maggio prossimi a Roma alla presenza di autorità Istituzionali, e dello spettacolo, giornalismo, sport e imprenditoria, organizzeremo gli Stati Generali della Natalità. Dobbiamo mettere i giovani nelle condizioni di fare famiglia. Dobbiamo far ripartire questo Paese. Dobbiamo fare qualcosa per porre fine a questo suicidio demografico. D’altronde, sono convinto che se l’Italia oggi è come un terreno che non dà frutti non è perché non sia potenzialmente fertile, ma principalmente perché questo terreno è stato mal coltivato in tutti questi anni. Molto spesso in particolare le donne quando hanno figli devono rinunciare a qualcosa. Ad esempio il lavoro. Spesso vengono licenziate o messe nelle condizioni di licenziarsi. Ho visto che nella stragrande maggioranza le sentenze dei giudici del lavoro danno ragione a queste donne. Ecco un esempio fulgido di giustizia giusta a  tutela di chi è debole. Come segno di speranza, devo dire che però la narrazione positiva della famiglia comincia a cambiare. Finalmente in Italia la famiglia comincia ad essere considerata una risorsa e non un problema. Con l’Assegno unico e FamilyAct finalmente si comincia a ragionare, questi strumenti ci fanno, finalmente, entrare in una logica europea anche se siamo solo all’inizio

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