22 Maggio 2022, domenica
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Dott. Angelo Sandri: ”La speranza cristiana ci deve accompagnare sempre”

A cura di Ionela Polinciuc
In quest’ora buia della propria storia il popolo cristiano ucraino è chiamato a una grave prova. La speranza è il «luogo» della liberazione, ora e qui! E infatti, solo nella speranza certa che viene dalla fede, è possibile impegnarsi nella resistenza e lottare per l’insopprimibile libertà.Abbiamo intervistato il Dott. Angelo Sandri, Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana italiana.
In quest’ora buia della Storia è l’ora della speranza cristiana?

La speranza cristiana ci deve accompagnare sempre, in tutta la nostra esistenza. Ed è questo uno dei pilastri fondamentali della nostra fede cristiana. A maggior ragione in un momento buio e difficile come quello che l’umanità sta ora attraversando! Quali sono i frutti amari della mancata Difesa Comune Europea ?Pensavamo che certe atrocità non dovessero mai più ricapitare e che non avremmo mai più dovuto assistere a situazioni drammatiche come queste. Ed invece questa considerazione si è rivelata un grave errore di valutazione. Costruire una Difesa Comune Europea è un qualcosa di estremamente valido e di importante, anche se la nostra opzione di fondo è per la pace a tutti i costi. Ma lo dicevano anche i latini: “Se vis pacem, para bellum”. Non vorremmo mai arrivare al “bellum”, ma un sistema di Difesa Comune Europea efficiente può e dovrebbe essere un valido deterrente per i malintenzionati.  L’Italia ribadisce il pieno sostegno all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, Lei cosa ha da dire al riguardo ?

Anche il partito che rappresento – ossia la Democrazia Cristiana italiana – ribadisce a chiare lettere il pieno sostegno all’indipendenza ed all’integrità dell’Ucraina. Forse ci si doveva muovere prima e più in fretta, per poter integrare l’Ucraina nell’Europa Unita così come, ormai tanti anni fa, un nostro importante esponente aveva predetto. Mi riferisco all’On. Giulio Andreotti che in un carteggio addirittura del 1991 (allora era Presidente del Consiglio italiano) aveva espresso il suo “placet” per l’ingresso dell’Ucraina nell’Europa Unita.

Per far sì che l’Europa non precipiti improvvisamente in un vortice di guerre, cosa bisogna fare?

Dobbiamo sostenere da un lato con impegno e determinazione la resistenza del popolo ucraino e dall’altro fare ogni sforzo per poter riaprire la strada del dialogo e del confronto, facendo sì che l’attività diplomatica riprenda il posto di quella militare. La guerra è in Europa ed il conflitto in Ucraina riguarda le nostre democrazie? In un mondo così globalizzato ed interconnesso un conflitto in territorio europeo riguarda senz’altro tutte le nostre democrazie, anche perché lo scontro è sostanzialmente tra due modi di vedere il mondo e le cose e non possiamo di sicuro far finta di nulla.  

L’Italia potrebbe  essere colpita nella propria legittima sovranità?

Non credo – o perlomeno lo spero – che si possa arrivare a questo. In tal caso saremmo già in uno scenario da terza guerra mondiale e speriamo proprio che ciò non debba mai accadere.  

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